I Poveri e la Globalizzazione

Nel marzo 1998 sulla Rivista “Incontri”, appariva questo testo di don Carlo Carlevaris , prete operaio, morto a 92 anni nel 2018. Entusiasta sostenitore dell’END fin dagli inizi, fu Consigliere Spirituale prima della TO 02, poi di altre équipe.

Un testo profetico o datato?

I giganteschi processi scientifici e tecnologici di questi ultimi decenni aprono agli abitanti del nostro pianeta delle prospettive di sviluppo e di gestione del loro destino come mai prima d’ora.

Sempre più, oggi, gli uomini pensano di essere in grado di prevenire e curare la malattia, di assicurare a ogni essere umano pane e lavoro, di comunicare con i luoghi più sperduti del mondo, di eliminare le fatiche e i pericoli del lavoro, di permettere alle donne di prendere un conveniente ruolo nella società, di assicurare a tutti i giovani le occasioni favorevoli per la loro educazione e formazione.

Una tale mondializzazione, basata sulla solidarietà e la cooperazione, sarà una vera occasione per lo sviluppo dei popoli, per la democrazia e per la pace. Essa risponde al messaggio di Gesù Cristo che ci dice di guardare all’altro non come un avversario, un concorrente da battere, ma come un fratello da amare

Tutti gli uomini, ma, per tale motivo, tutti i cristiani, sono chiamati ad impegnarsi insieme con i vicini di quartiere, di lavoro, di organizzazioni sociali, a costruire un avvenire di progresso.

Ma questo obiettivo è enorme, difficile, impegnativo.

Come non sentire il grido degli immigrati senza diritti, senza lavoro, senza casa?

Come non rendersi conto del potere del denaro, incoraggiato anche da una parte della società, che porta al disimpegno sullo stato sociale e alla caduta di ogni regolamentazione? Come  ignorare la pressione delle multinazionali sulle piccole imprese costrette a vendersi ai più forti? Come non vedere il dominio dell’economia dei paesi più ricchi sugli stati poveri del Sud? Come non constatare che la politica del dio-denaro e della speculazione concentra sempre di più il potere nelle mani di pochi, per il massimo profitto realizzato a spese dei più deboli? Le 200 principali imprese del mondo realizzano un quarto deIl’attività economica, mentre impiegano meno dell’1% della manodopera mondiale. 250 milioni di bambini lavorano per sopravvivere, loro e la propria famiglia. Meno del 10% della popolazione mondiale possiede l’80 %» della ricchezza.

È urgente gridare che Io sfruttamento di cui è vittima la gran parte della popolazione del mondo è un cammino verso la disumanizzazione. Campagne ideologiche vogliono farci credere che gli speculatori sarebbero dei benefattori perché offrono lavoro ad alcuni, ma in verità essi producono conflitti e concorrenza tra i poveri ed esportano armi con cui si uccidono tra loro.

Le difficoltà della vita, la disoccupazione, la paura del domani, l’esclusione dall’impiego, tutte conseguenze di questo sistema, sono anche fonti di intolleranza e di razzismo. C’è chi semina odio e contrapposizione tra poveri, mentre  sfrutta il  lavoro  nero  come  se  fosse un’elemosina  ad  un  extracomunitario.

Il razzismo e il Vangelo sono incompatibili. Molti intorno a noi incominciano a rendersi conto, a rifiutare ea rivoltarsi contro un sistema internazionale che schiaccia i diritti fondamentali degli uomini e dei popoli per privilegiare unicamente l’efficacia economica e la rendita finanziaria.

La storia ci insegna che quando gli uomini e le donne prendono coscienza del loro destino, nessun idolo è indistruttibile, nessun modello è irreversibile. E siamo coscienti che questo cammino è oggi più difficile di ieri, perché niente e nessuno sfugge ai tentacoli e alle sollecitazioni di questo modello di vita che ci viene proposto dalla società dei consumi.La nostra partecipazione attiva alla vita della gente, la nostra fede in Cristo ci sollecitano ogni giorno a prendere coscienza e a combattere questo stile di vita.È in questa lotta che noi troviamo il modo di far emergere e condividere la speranza che ci anima. Insieme a coloro che ritengono che l’uomo vale più del denaro, siamo persuasi che possiamo aprire un avvenire diverso per tutti. È là che noi dobbiamo esserci perché è là che si costruisce l’uomo. È là che Dio si propone a coloro che lo cercano come il dio dei viventi.