L’impresa di fare impresa: intervista a Fausto Rinaudo

Un’economia sostenibile e attenta al sociale è praticata e studiata da secoli da tante imprese, lavoratori, economisti, studiosi e religiosi che con la loro testimonianza e studi sono stati e sono profeti del modo di fare economia promosso dal papa con il movimento “The Economy of Francesco”.

Oltre alle note sigle storiche di associazionismo dei lavoratori, ci sono anche associazioni di imprenditori di ispirazione cristiana. Una di queste è l’UCID (Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti), che da anni accompagna e sostiene tanti imprenditori e dirigenti cristiani nel loro quotidiano sforzo di realizzare un concetto di impresa in linea con la dottrina sociale della chiesa.

Fausto Rinaudo, equipier con sua moglie Sandra, è uno degli imprenditori membro dell’UCID, in qualità di proprietario e amministratore della “Granda Zuccheri” di Busca. Lo abbiamo incontrato per una breve intervista-testimonianza.

Ciao Fausto e grazie per la tua disponibilità. Per iniziare ti chiedo di descriverci cosa è l’UCID e cosa fate.

L’UCID (Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti) è un’associazione di persone nata in Lombardia ad inizio del ’47 e alla fine dello stesso anno anche a Torino… Il gruppo regionale piemontese conta 6 sezioni (Asti, Biella, Casale, Vercelli, Torino e Cuneo) per oltre 210 soci (di cui quasi 30 giovani) che insieme rappresentano oltre 100 aziende. La nostra UCID CN è attiva sul territorio dal 1960 e dopo alterne vicende riparte nel 2007, grazie anche all’intervento attivo dell’Unione Industriali di Cuneo. L’UCID accoglie imprenditori, dirigenti, professionisti ma sostanzialmente persone di buona volontà che, con ruolo di responsabilità, proprio durante lo svolgimento del proprio lavoro intendono impegnarsi a testimoniare in modo il più possibile coerente il messaggio evangelico e la Dottrina Sociale della Chiesa.

Oggi siamo una decina di soci che (covid permettendo …) si incontrano periodicamente, iniziando con l’Eucarestia e regalandosi poi 2/3 ore di “stare insieme”, facendoci l’uno per l’altro “bocca che parla e racconta e orecchio (e cuore) che ascolta”.

Abbiamo un bilancio di idee e di progetti: dopo alcuni anni di gestazione, per esempio è partito quello che abbiamo chiamato “Antenne di Ascolto”, un “peer-to-peer helping” per imprenditori in difficoltà.

Stiamo pianificando altre attività e iniziative, tra le quali l’apertura di una Sezione Giovani CN e, possiamo dire, ormai da sempre il nostro denominatore è la Speranza.

Parlando di giovani, abbiamo letto le parole del papa ai giovani riuniti ad Assisi ed in tutto il mondo per il secondo evento internazionale dell’Economy of Francesco. Certamente ti ritroverai in tanti dei principi e orizzonti delineati dal papa, ma ti chiedo quale fra questi avete maggiormente cercato di mettere in pratica nella vostra azienda e nel vostro operare nel mondo imprenditoriale.

 

(…) La nostra è un’azienda familiare che ha più di 80 anni e io rappresento la terza generazione: senza nessuna presunzione, devo ammettere tuttavia che alcuni principi evidenziati dal papa sono presenti e vissuti nella nostra azienda da tempo, grazie innanzitutto a chi mi ha preceduto.

Mi riferisco innanzitutto alla “reciprocità responsabile con la natura”: in azienda importiamo, confezioniamo e distribuiamo un bene di diretta derivazione agricola e quindi, il rispetto e l’attenzione per la madre terra è cosa concreta. Per esempio, all’interno dei nostri reparti abbiamo iniziato oltre 15 anni fa a limitare al minimo gli scarti, a tentare il riciclo “fino all’ultimo pezzo” e poi, solo successivamente, a conferire esternamente ma in modo separato ferro, legno, carta e plastica, con costi e complicazioni immaginabili per un mondo che ancora non era pronto a questotipo di operazioni (oggi, per fortuna, assolutamente normali). Per coprire la domanda interna, l’Italia deve importare c.a. l’80% dello zucchero che utilizza: il prodotto che trattiamo arriva da stabilimenti che distano mediamente 1200 km dalle ns. zone distributive. Oggi si parla tutti i giorni di carbon foot print, ma addirittura negli anni ’80 un’azienda di trasporto del nostro gruppo ha iniziato quasi pionieristicamente l’attività di trasporto intermodale (strada+ferrovia) e proprio grazie a questo grande sforzo fatto a suo tempo possiamo oggi contare su una logistica IN che limita al 20% soltanto il trasporto su gomma.

Il papa ci dice anche che “siamo immersi in un mare comune, nel quale dobbiamo accogliere le esigenze di una nuova fraternità”. Negli anni abbiamo accolto in azienda persone di diverso colore, nazionalità, religioni, etnie: tra tutti contiamo oggi 10 nazionalità diverse di persone che tutti i giorni condividono il lavoro, la formazione, lo spogliatoio, la mensa, la zona “pausa caffè”. Ma anche momenti comunitari di aggregazione, come cene, feste in occasione di eventi, celebrazioni, concerti. È veramente profetico e commovente vedere questo campioncino di umanità che dà il proprio meglio, fatica, si impegna, tribola, gioisce, insomma “vive” insieme. Confesso che vedere con i miei occhi  queste cose, che succedono nell’azienda di famiglia mi commuove, mi riempie il cuore e mi dà carica…

Per il papa i giovani sono “l’ultima generazione che ci può salvare” e li chiama alla grande responsabilità di “sistemate gli errori del passato e dirigerci verso una nuova economia più solidale, sostenibile e inclusiva”. Quale sogno tu, da giovane imprenditore, avresti voluto mettere in pratica nella tua azienda per essere più solidale, sostenibile e inclusivo e poi non ci sei riuscito? E secondo te quali sono gli strumenti in più in mano ai nostri giovani per realizzare i loro sogni di una economia con un “anima nuova”?.

Innanzitutto devo ammettere che non sono così vecchio da “tirare i remi in barca”, ma dopo 30 anni che faccio questo mestiere il trovare il cassetto delle cose da fare (o dei sogni) sempre ben più pieno di quello delle cose fatte, un po’ mi fa pensare. E ogni tanto mi preoccupa … In verità tanto di questo deriva dal fatto che avevo una visione mia personale, e sognavo da solo.

In azienda invece si comunica, si condivide, si vive e si sogna insieme. E questo mi porta a pensare che le “rivoluzioni” che sognavo per la “mia” azienda non erano forse così positive…

Certo, leggendo quanto hanno fatto capitani d’azienda illuminati come Adriano Olivetti o Michele Ferrero, ti rendi conto di essere davvero piccolo, ma quanto detto prima in merito all’attenzione all’ambiente o alla “ricchezza di umanità” in azienda incarnano perfettamente alcuni dei sogni più alti che ho avuto da giovane imprenditore.

Rispetto a quando ero giovane io, penso che i giovani di oggi abbiano maggiori possibilità di incidere nel mondo: innanzitutto perché hanno un grande sponsor, che è proprio il nostro papa.

Ma la stessa cosa c’è anche nel mondo del lavoro “i giovani non sono il futuro, sono il presente”: questo lo si dice anche nelle aziende. E quanto è vero!

Ma tocca a noi, generazione precedente lasciare spazio: se questo non avviene, il sogno, lo sforzo dei giovani sarà sterile, inutile. Abbiamo avuto il nostro tempo per essere “frecce”: ora siamo “arco”, che lancia, che manda avanti la freccia. Dobbiamo lasciare che vadano avanti loro, dobbiamo fidarci di loro, affidandoci a nostra volta.

Ecco, questa consapevolezza c’era molto meno anni fa, soprattutto in queste zone di provincia e ancor di meno nelle piccole medie aziende. Questa è una differenza importante tra il mondo del lavoro attuale e quello di quando io ero giovane, anche se personalmente sono stato molto fortunato avendo avuto un padre che mi ha sempre seguito, ma a giusta distanza, lanciandomi, lasciandomi andare e anche sbagliare, più di una volta.

Quale consiglio ti senti di dare ai giovani imprenditori per riuscire a trovare le risposte più opportune tenendo fissi gli occhi sulla meta e sopravvivendo nell’economia di mercato in cui si trovano ad operare?

Cosa pensi delle parole del papa che ci ricorda che “noi siamo amministratori dei beni, non padroni”?

Inizierei dall’ultima delle due domande. È un argomento molto interessante, che richiama subito all’immagine gemella “su questo pianeta siamo ospiti”.

Ma ti ringrazio che hai sollevato questo concetto, perché in realtà il papa l’ha detto anche con un altro significato, legato proprio al mondo degli imprenditori. Infatti, il nostro ruolo ci pone in una situazione per certi aspetti privilegiata perché è una posizione spesso centrale nelle decisioni, ma proprio per questo carica di grande responsabilità. Le nostre scelte portano effetti che si diffondono a effetto “dòmino”, che nel bene e nel male hanno ripercussioni ampie…

È riduttivo, miope (e direi anche molto grave) se un imprenditore pensa di poter decidere considerando soltanto il bene proprio o limitandosi all’obiettivo del bilancio della propria azienda.

La realtà non è così e quindi questo pensiero deve allargare la nostra visione al ruolo che abbiamo che invece è proprio quella di un amministratore, cioè chi gestisce qualcosa di non suo e opera per il (vero) bene di quanto amministra.

Se riusciamo a pensare così al nostro lavoro di imprenditore, la prospettiva cambia.

Passando all’altra domanda, devo dire che … il fare rete è fondamentale, visto che molto (troppo) spesso gli imprenditori sono persone sole. A volte vogliamo stare soli, magari per paura di scomodarci, altre volte invece soffriamo questa solitudine forzata. E invece non dobbiamo avere paura: usciamo dalle nostre aziende, cerchiamo chi è sulla stessa nostra barca, dialoghiamo, apriamo con fiducia tavoli di confronto. Non sarà tempo perso, ci porterà ad un arricchimento sorprendente, sotto tutti i punti di vista … L’altro suggerimento è quello in verità già conosciuto di “non farci rubare la speranza”. Un amico mi ha illuminato quanto mi ha detto che “la speranza è una scelta”. Ci credo così tanto che da due anni lo proietto tutte le notti sulla parete dei silos dell’azienda. E qui mi permetto di aggiungere che la speranza si semina: noi imprenditori, proprio per il nostro ruolo, dobbiamo prenderci cura della speranza, come una piantina giovane, dobbiamo proteggerla, coltivarla tutti i giorni. Il futuro, quello buono, lo costruiamo soltanto così.

E in ultimo aggiungo quanto ha detto il nostro papa “dobbiamo lavorare insieme e sognare alla grande. E allora, sguardo fisso su Gesù”.

Non so se questo mio contributo può essere di aiuto, mi auguro di sì. Ma se qualcuno avesse voglia e piacere di approfondire di più questi argomenti, sarei davvero molto lieto di poterlo fare, magari anche di persona. Potete contattarmi senza problemi via email: f.rinaudo@grandazuccheri.com