“Fratelli tutti”: invito alla lettura.

Scegliendo il nome Francesco, papa Bergoglio voleva indicarci le linee guida del suo pontificato.Sono già due le encicliche che non solo si ispirano ai grandi temi propugnati e perseguiti dalgrande santo di Assisi ma addirittura ne prendono le parole stesse per dare il titolo a questi documenti, e sono la “Laudato si” per la salvaguardia del creato, e “Fratelli tutti” per una vita comune ispirata ai principi evangelici della fraternità universale. Esaminando brevemente quest’ultima troviamo che tutto il secondo capitolo è impostato sulla parabola del buon samaritano. La scelta di questo brano, come principale e in certo senso unico impianto teologico ed etico dell’Enciclica, è essenziale per annunciare oggi una fraternità incentrata sul contrasto tra prossimità e vicinanza.
A chinarsi e a soccorrere l’uomo mezzo morto imbattutosi nei briganti non furono i due passanti che erano quelli oggettivamente più vicini alla vittima – il levita e il sacerdote erano, come la vittima, Giudei, e per di più addetti alla cura in quella società, essendo funzionari del tempio. Erano i più vicini, ma non diventarono prossimi. Chi si chinò sulla vittima fu invece il più lontano, da ogni punto di vista (religioso, etnico, geografico). Diventa prossimo perché decide di diventarlo, perché, durante un suo viaggio, si imbatte in un evento inatteso, vi riconosce una vittima e sceglie la prossimità.

Allora questi fratelli (e sorelle) non sono i connazionali, non sono quelli che fanno parte della mia stessa comunità, non sono i simili. Non è la fraternità dei tanti “comunitarismi” e dei tanti “noi” che oggi stanno fortemente occupando la scena dei popoli e della Chiesa.

Il capitolo quinto dal titolo “la migliore politica” sviluppa un tema molto caro a Paolo VI, che definì la politica come la più alta forma di carità sociale. E già Giovanni Paolo II parlava di “amore sociale a partire dal quale è possibile progredire verso una civiltà dell’amore alla quale tutti possiamo sentirci chiamati” (n°. 183)

Fortunatamente abbiamo avuto dei politici come De Gasperi, Adenauer e Schuman (i tre padri fondatori dell’Europa Unita) che si dimostrarono cristiani non di nome ma di fatto. Lo stesso Gandhi ispira molte sue scelte d’azione politica ai principi evangelici.

L’Enciclica lancia poi degli appelli operativi concreti. Ne segnalo qui alcuni tra i più significativi:

  • La riforma dell’ONU, che il Papa ritiene organo fondamentale purché meglio strutturato;
  • L’interdizione della pena di morte in tutti gli stati (n.263) ed il rifiuto di ogni guerra (256 e seg.);
  • L’accoglienza dei migranti (Tutto il capitolo 4);
  • Porre fine ad ogni forma di schiavitù “alla radice della quale si trova una concezione della persona umana che ammette la possibilità di trattarla come un oggetto” (n. 24). Nel medesimo tempo superare ogni forma di spreco e la mentalità dello scarto (n. 19 e seg.)
  • Le religioni sono chiamate ad un cammino di pace superando certi aspetti dottrinali che portano ad alimentare forme di disprezzo, odio, xenofobia e negazione dell’altro (n. 28e seg.)

Spero con queste poche e semplici considerazioni di avervi rivolto un caloroso invito alla lettura dell’importante documento.

DON PAOLO ALESSO

(cs Torino 39)