Angeli con il termoscanner

Angeli con il termoscanner, Re Magi con le mascherine chirurgiche, pastori in quarantena: queste ed altre immagini ci raggiungono sui social in questo tempo di Natale pandemico che si avvicina.

Come sarà il Natale? Cosa potremo fare e cosa no? Con ansia aspettiamo il nuovo DPCM, saremo zona rossa o gialla? Sicuramente sarà un Natale speciale, diverso da quelli che in tutti questi anni abbiamo vissuto.

Forse non ci sarà quella frenesia che contamina tutti nei giorni della vigilia con le corse ai regali nelle città intasate dal traffico, le mille feste di Natale, quella della scuola del centro sportivo e del catechismo, dove i genitori e nonni corrono a portare figli e nipotini e i tanti cenoni, le feste e gli apericena… forse ci mancherà tutto questo?

Come si può far festa senza poter vedere gli amici, quando sei malato o hai uno dei tuoi cari ricoverato in ospedale, magari in rianimazione? Guardi la gente che cammina fuori dalle finestre dell’ospedale e tu chiuso in una stanza, illuminata dalla luce al neon pensando a che senso ha la vita.

Come si può far festa e gioire della vita se sei senza lavoro e non riesci a pagare l’affitto con il rischio di perdere la casa? O magari l’hai già persa e ti trovi in un dormitorio, solo, perché chi arriva lì ha perso veramente tutto anche le persone più care.

Come si può far festa se sei un profugo sbattuto in qualche centro di accoglienza, dove senti spegnersi quella speranza che ti aveva spinto ad affrontare la fatica di un lungo viaggio per arrivare in un mondo migliore?

Queste cose le abbiamo sentite tante volte, magari proprio in chiesa nella predica del parroco nella messa di Natale, parole belle che ci commuovevano.  Ma in questo Natale 2020 sarà diverso, la pandemia ci ha resi tutti un po’ più fragili ed esposti ai pericoli della vita.

Non voglio fare il profeta di sventura invocando castighi divini con proclami alla conversione del tipo: “Pentitevi o perirete tutti!” La parola di Dio delle domeniche di avvento sicuramente presta il fianco a tali predicatori, ma il richiamo del Vangelo alle cose ultime non è per terrorizzarci, ma per risvegliare in noi cosa conta davvero qui ed ora e che cosa è essenziale.

Come ci ricorda Saint-Exupéry “L’essenziale è invisibile agli occhi” e bisogna essere sobri e vigilanti per vedere più in profondità la vita.

Sicuramente il tempo del coronavirus può essere un’occasione da cogliere per liberarci dal troppo superfluo e guardare all’essenziale. Del resto il Natale non è la festa del “Va tutto bene!” ma la festa di un Dio che entra nella storia degli uomini fatta di mille contraddizioni, di luci ed ombre, di amore e odio e di mille cose che non vanno.

Gesù nasce in un momento che forse non era quello più opportuno, Giuseppe e Maria sono in viaggio, la stalla non è sicuramente il posto migliore per far nascere un bambino, unici invitati i pastori che l’angelo ha raccattato in quella notte.

Ma Gesù è nato lo stesso, il Padre che è nei cieli non ha aspettato il momento giusto, non ha cambiato gli eventi con un colpo di bacchetta magica perché tutto fosse ok.

E’ sempre il momento giusto per chi affronta con amore la vita, ogni istante per Gesù è stato un grande sì, Lui ha vissuto tutta la sua vita così… ogni momento è stato quello giusto per guarire un malato, per perdonare un peccatore, per abbracciare e dare speranza. Anche l’ultimo istante sulla croce è stato il momento giusto per fare entrare un poveraccio in paradiso.

E’ necessario liberare la nostra vita da tutto quel superfluo che ci fa dire non ho tempo, lo farò quando posso, forse domani per riscoprirne il senso più autentico.

Il coronavirus ci ha mostrato quanto la vita è infinitamente fragile, basta un essere minuscolo e invisibile per cancellarla. Tutto questo ci ha reso più fragili?

Lo siamo sempre stati, ci ha reso solo più consapevoli. Questa consapevolezza può risvegliare in noi la coscienza che ogni istante di vita è un dono bellissimo da non perdere, occasione unica irripetibile da vivere con tutto noi stessi.

Gesù ci direbbe: “Ogni istante è quello giusto per amare, non perderlo!”

E l’unico modo per non perderlo è viverlo nell’amore che tutto rende eterno perché l’Amore non muore.

DON GIAN PAOLO PAULETTO

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Don Gian Paolo Pauletto è Consigliere Spirituale di To 55 e To 73. Attualmente è parroco della parrocchia Natività di Maria Vergine (Pozzo Strada). Nel 2002 ha chiesto al vescovo di intraprendere il servizio religioso in ospedale ed è stato mandato prima alle Molinette, fino all’estate 2012, e poi all’ospedale Martini. Qui don Gian Paolo nel dicembre del 2013 propone a dei “senza-fissa-dimora” che si rifugiano nell’ospedale in cerca di riparo dal gelo, di lavorare all’allestimento di un presepio. Terminato il presepio il gruppo inizia a lavorare al restauro della cappella creando il crocifisso, l’ambone e altri arredi. Così è nato il laboratorio “Materiali di ScARTo” (http://www.materialidiscarto.it/), che accoglie persone senza fissa dimora e propone loro un cammino lavorativo artistico che ridà vita a materiali di scarto e, allo stesso tempo, a persone che abitano ai margini della nostra società.