Entrata di Servizio

Dalla lettera agli Efesini 4,11-13.16

“Ed Egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo. (…) Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare se stesso nella carità.”

Parto da questo testo della lettera agli Efesini per descrivere quale è il mio sguardo sul cammino come Consigliere spirituale nelle END. È il testo che ho scelto per la mia ordinazione presbiterale, sacerdozio ministeriale a servizio del sacerdozio comune. Mentre riflettevo su questa mia scelta di servizio, mi venivano alla mente i vari verbi che si collegano spesso a questa parola: fare un servizio, prestare un servizio, rendere un servizio… e qui mi sono fermato.

Rendere, dal latino: reddere composto da red- indietro e dare dare: dare indietro.

“Il significato di base è semplicissimo: dare indietro qualcosa. E i casi della vita (e i modi di dire) in cui si può dare indietro o ricevere indietro qualcosa, sappiamo, sono moltissimi e quotidiani: dal render conto al render pan per focaccia. Ma entrando nella parola vediamo che degno di particolare attenzione è il rendere in senso creativo, trasformativo.

Il pittore che rende uno sguardo, il regista che rende un’atmosfera, lo scultore che rende il movimento: il rendere può essere rappresentazione, apprensione di un elemento della realtà – quello sguardo, quell’atmosfera, quel movimento – e sua restituzione in una veste artistica, poeticizzata.

E ancora più sottile e forte è il rendere che fa diventare. Situazione difficile, arriva l’amico che ti rende la giornata più leggera. Il professore d’arte ti ha reso lo studio un’avventura. Ti innamori di qualcuno che ti rende felice. Il rendere qui non restituisce e basta, né rappresenta qualcosa che già c’è. Chi rende prende in mano e cambia: inventando, scovando il modo di farlo prende in mano la tua giornata e te la rende leggera, il tuo studio e te lo rende un’avventura, la tua persona avvinta da mille oscurità e te la rende felice. In questa dimensione profonda il rendere è, insomma, la magia dell’uomo che agisce sulla vita propria e degli altri.”(https://unaparolaalgiorno.it/significato/rendere)

È questo che il cammino nelle END mi ha rivelato. Non sono chiamato a fare, ma a esser prete che rende, ridà indietro, il servizio di essere accolto per un cammino da fare insieme. Il primo servizio che mi viene chiesto e che devo rendere è di vivere pienamente la mia vocazione.

“Vi sorprenderò ammettendo che un prete ha quasi la paura di attirare con i suoi doni umani quanto di respingere con le sue colpe? Perché la sua missione non è quella di attaccarsi al cuore degli uomini, ma a quello di cui vorrebbe essere solo il servo. Qualunque sia il sacerdote, che sia un Lacordaire o un Don Bosco, la sua vera grandezza non appare nelle sue opere, non scoppia nelle sue parole. Non ha senso. È tutto dentro. È soprannaturale, può essere conosciuto e rilevato solo dalla fede. Benedetti sono coloro che, attraverso l’uomo, le sue colpe o i suoi doni, sanno trovare il sacerdote, l’unico sacerdote, Gesù Cristo.” (H. Caffarel, LE  FOYER  ET  LE  PRÊTRE, L’Anneau d’Or- N.ro 14)

Allo stesso modo il servizio che le coppie rendono è quello di vivere la loro vocazione.

“Il matrimonio è una vocazione, in quanto è una risposta alla specifica chiamata a vivere l’amore coniugale come segno imperfetto dell’amore tra Cristo e la Chiesa. Pertanto, la decisione di sposarsi e di formare una famiglia dev’essere frutto di un discernimento vocazionale.” (AL 72]

Ambedue le vocazioni sono segni imperfetti di quell’amore che siamo chiamati a testimoniare; due missioni che non sono separate dalla vocazione. La vocazione infatti non consiste solo nelle attività da fare, anche se si esprime in esse. È qualcosa di più, è un percorso che orienterà molti sforzi e molte azioni verso una direzione di servizio.

“La missione forse più grande di un uomo e una donna nell’amore è questa: rendersi a vicenda più uomo e più donna. Far crescere è aiutare l’altro a modellarsi nella sua propria identità. Per questo l’amore è artigianale.” (AL 221)

“Solamente colui al quale la vocazione cristiana ha dato il senso dell’umano, della sua gravità talora drammatica e della sua bellezza, della sua diversità infinita e del suo carattere unico per ciascuno, può far udire a ogni altra persona quanto la sua esistenza sia di un valore incomparabile, quali che siano le sue appartenenze, le sue condizioni o le sue scelte di vita. E questa attenzione evangelica nel senso più forte del termine, questa sollecitudine reale per l’altro, può prendere un posto via via più centrale nella sua vita.”

(Christoph Theobald, Lo stile della vita cristiana, QIQAJON, p. 74)

Il cammino nelle END, per me non è allora anzitutto gestire servizi efficienti, ma esperienza di condivisione. Non consiste nell’essere i “padroni di casa”, ma nel vivere la nostra vocazione di cristiani, cioè di erranti, di stranieri e pellegrini del Regno. Si tratta di essere con gli altri e per gli altri cercatori delle “terre del cielo”, di arrivare “tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.” (Ef 4,13)

Dentro questa prospettiva, essere cristiani non è prima di tutto assolvere un dovere o agire per un mondo migliore ma, in ogni circostanza e senza condizioni, ricevere un dono gratuitamente offerto. Per ognuno di noi allora, il cristianesimo è grazia. L’annuncio evangelico ci dice, infatti, che ci è donata una relazione di “grazia” con Dio e che siamo invitati a viverla e a diffonderla in tutti i rapporti umani.

“E non è cristiano ipotizzare delle rivendicazioni all’interno dei rapporti nella Chiesa. Che cosa rivendico? Di essere, come si dice, la «base» o il «vertice»? Non ho nessun privilegio da gestire se i carismi sono in funzione della edificazione della Chiesa. C’è invece un servizio da rendere insieme, una unità da cercare e creare insieme.

Il Vangelo è uguale per tutti: non c’è un Vangelo che va bene per la «base» o il «vertice». È per tutti, sempre, il punto di confronto e di riferimento. Così, il servizio del Figlio dell’Uomo è prospettiva per tutti: perché Gesù Cristo è il punto obiettivo di tutti, sintesi non irraggiungibile. Egli ci sta sempre davanti, per farci camminare.”

(Moioli, è giunta l’ora, Glossa p.56)

Ecco allora il mio cammino in Equipe: rendere! Con il mio essere ministro, accogliendo il dono di essere coppia delle sorelle e dei fratelli che camminano insieme a me, perché l’amore cristiano che ci “rendiamo” sia una “trasparenza” – chiara, credibile e convincente – dell’amore di Dio.

Padre Martino Bonazzetti

(Consigliere spirituale Equipe Italia)

 

Padre Martino Bonazzetti, 64 anni, sacerdote da 27 anni e membro della Società Missioni Africane, istituto che ha come carisma la missione nei paesi dell’Africa.

Dodici anni di missione in tre diverse parrocchie della Costa d’Avorio. Attualmente residente a Genova nella sede dell’Istituto.

Consigliere delle Equipe dapprima a Padova (Padova 4) e quindi, dopo il ritorno dalla missione in Costa d’Avorio nel 2011 consigliere della Ge 105 A.

Servizi nelle Equipe: consigliere di settore (Genova A) poi della regione Nord-Ovest B e attualmente consigliere di Equipe Italia.

Attualmente in Italia in attesa di poter ritornare in missione in Africa (non che li si sia più missionari, ma esiste anche la vocazione!!!).