Il lock down e la comunità cristiana

Molti di noi, nello smarrimento, a volte nella paura, determinatasi con la pandemia, hanno individuato nella Fede un appiglio a cui aggrapparsi. Anche tra chi non ha molta consuetudine agli ambienti ecclesiali, non sono stati pochi coloro che hanno percepito, nel forzato digiuno Eucaristico, una sorta di vuoto.

Lasciata alle nostre spalle, almeno si spera, la fase più acuta della pandemia, vale la pena di ritornare su quanto vissuto per cercare di mettere ordine tra le esperienze fatte, i tanti pensieri e le tante parole dette e sentite in questo periodo. Lo facciamo richiamando alcuni elementi di sfondo da cui molti di questi pensieri sono probabilmente nati.

Spiritualità e la forma dell’Eucarestia

I primi elementi che meritano di essere segnalati riguardano due questioni che qualcuno ha considerato marginali rispetto a quanto avvenuto, ma che sono stati segnalati da tanti. Ci riferiamo da una parte all’emergere di una domanda (inattesa) di spiritualità e dall’altra alla ripresa di un dibattito, circa le forme che può assumere la celebrazione eucaristica, che da tempo, almeno a livello di base, non si sentiva più. Circa la domanda di spiritualità ciò che colpisce è che si è trattato di una domanda per così dire “trasversale” (segnalata cioè sia da persone che con la pratica religiosa hanno un rapporto abituale che da molti di coloro che da questa pratica si erano allontanati da tempo). Un bisogno che probabilmente nasceva dalla necessità di trovare una risposta di “senso” a ciò che stava accadendo, alle tante domande sollevate da storie (spesso drammatiche) viste, vissute o condivise e che si è espresso in tanti modi. Tra di essi due meritano di essere segnalati. Il primo è il seguito inusuale che hanno avuto molte delle celebrazioni e degli interventi fatti sul tema da Papa Francesco e il secondo la partecipazione, anche qui spesso superiore alle attese, ai tanti eventi (meditazioni, celebrazioni, incontri di riflessione) promossi online da Diocesi, Associazioni e Parrocchie. Per quanto riguarda la forma della celebrazione Eucaristica, merita invece di essere quantomeno richiamata l’estensione del fronte da cui è venuta la richiesta di riconsiderare (anche per i tempi ordinari) il valore dell’ “esperienza domestica” (vissuta in famiglia o nel piccolo gruppo). Richiesta che veniva probabilmente a seguito del giudizio positivo dato da molti su quanto vissuto durante il periodo di confinamento.

 

Il compito della Comunità cristiana: tra servizi religiosi e testimonianza

Il dato più rilevante che questa vicenda ha fatto emergere ci sembra però un altro ed è una differenza profonda che esiste all’interno della Comunità cristiana circa il modo di intendere il rapporto che essa deve avere con ciò che succede nel mondo. Una differenza che in tempi ordinari forse non è neppure percepita, ma che in una situazione straordinaria come quella determinata dalla pandemia ha dato origine a letture anche molto diverse del fenomeno e, all’inizio della cosiddetta Fase 2, a reazioni addirittura opposte rispetto alla scelta governativa di differire la riapertura dei luoghi di culto.

Il senso di questa differenza va probabilmente ricercato nel fatto che per qualcuno le attese verso la Comunità si risolvono sostanzialmente nella richiesta (e nell’offerta) di servizi religiosi a partire da una esperienza religiosa vissuta soprattutto come “rifugio” (che consente ogni tanto di “estraniarsi” dalle difficoltà della vita) mentre per altri queste stesse attese sono rivolte alla Testimonianza (parole e azioni) che la Comunità sa dare rispetto ai problemi del territorio e al concreto vissuto (familiare, lavorativo, sociale) delle persone che lo abitano. E questo in un quadro in cui, a differenza di quanto visto sopra, l’esperienza religiosa è vissuta soprattutto come sollecitazione ad “andare”: a condividere cioè le gioie e le fatiche di tutti da affrontare con la speranza che deriva dalla Fede.

Privazione e smarrimento

Per chi è solito identificare la Comunità con l’offerta di servizi religiosi questo tempo è stato vissuto come periodo di “privazione” e di “smarrimento”. Privazione di una normalità in cui si era soliti identificare il senso stesso della Fede e smarrimento per la difficoltà di trovare nella esperienza religiosa una protezione sicura dai rischi della pandemia. Non è, a nostro avviso, un caso che, proprio in questo smarrimento, abbiano trovato terreno fertile, anche a livello di base, alcune teorie “apocalittiche” in cui la pandemia veniva descritta come “punizione divina” (prefigurata, si è detto, da alcune “profezie mariane”) contro il diffondersi nel mondo di un disegno diabolico (insieme religioso, politico e finanziario) orientato a sovvertire i valori cristiani. E’ anche in un quadro di questo tipo che la iniziale decisione governativa di differire la ripresa delle celebrazioni “in presenza”, e il sostegno a questa decisione dato da qualche Vescovo per motivi prudenziali, sia stata non solo sofferta ma anche duramente criticata fino a prefigurare (nelle posizioni più estreme) una indebita violazione del principio della libertà religiosa e un cedimento dei Vescovi consenzienti ai voleri della “burocrazia ecclesial-governativa” .

 

Bisogno di ricerca e significato dell’Eucarestia

Molto diversi sono stati invece i riferimenti utilizzati da chi alla Comunità chiede soprattutto la capacità di “testimoniare” stando nel tempo (e quindi anche di questo tempo) in adesione ai suoi problemi. Per queste persone lo smarrimento è stato sostituito dal bisogno di “ricerca”. Sul piano della Fede per fare i conti, ad esempio, con la fragilità e quindi con l’esperienza della croce (che quando si presenta, non va sfuggita, ma abbracciata). Sul piano sociale per verificare il contributo che, nella ricerca di soluzioni, poteva venire da una visione di futuro fondato sulla speranza. Meritano al riguardo di essere segnalati alcuni richiami venuti da voci del mondo cattolico. Essi hanno riguardato nell’ordine: la necessità di tenere in maggiore considerazione per il futuro le implicazioni che derivano dalla “Laudato si”, il primato che va attribuito all’intervento pubblico nella tutela di “beni comuni” (salute, ambiente, cultura, istruzione) e la rilevanza strategica che, specie a livello internazionale, va, anche per il futuro, attribuita alla “solidarietà” per governare la globalizzazione e i suoi effetti. Da parte di chi sollecitava le Comunità al dovere di testimoniare sono anche venute reazioni molto diverse rispetto alla decisione di differire la ripresa delle celebrazioni. Per quanto riguarda in particolare l’Eucaristica non sono stati pochi i teologi che hanno insistito sul fatto che essa non può essere considerata alla stregua di una esperienza che si esaurisce in se stessa. Ad esempio don Fabio Pasqualetti (Università Pontificia Salesiana), in un intervento riportato per intero nei link sottostanti, ha affermato che “Il frutto dell’eucaristia è una vita eucaristica, di sacrificio della propria vita per gli altri. Se questo non avviene, c’è qualcosa che non va”. Una forte sollecitazione in questo stesso senso è venuta anche dal Vescovo di Pinerolo, mons. Derio Olivero il quale (dopo la lunga degenza per Covid-19), rivolgendosi prima ai suoi sacerdoti e poi alla Comunità diocesana, ha invitato tutti a interrogarsi non tanto sui tempi di ripresa della normalità quanto piuttosto sul contesto di attenzione alle persone in cui essa viene a collocarsi.

Una considerazione finale

Questa drammatica esperienza, che nessuno di noi aveva mai vissuto, e mai nemmeno immaginato, può trasformarsi ora in un’importante occasione per rimettere in discussione i fondamenti della nostra fede, la forza della speranza e la capacità di inventare nuove forme di carità sollevando lo sguardo su tutte le altre pandemie che devastano il mondo e che, per troppo tempo, sono passate inosservate

Piera e Silvio Crudo

Approfondimenti:

  1. https://www.agensir.it/chiesa/2020/04/28/come-comunica-la-chiesa-ai-tempi-del-coronavirus-pasqualetti-salesiana-ripensiamo-i-nostri-schemi-e-diventiamo-maestri-di-ascolto/
  2. https://www.chiesacattolica.it/ritorniamo-a-manifestare-il-nostro-essere-comunita/
  3. https://www.chiesacattolica.it/discorso-del-santo-padre/
  4. https://lanuovabq.it/it/ricatti-e-burocrazia-quei-vescovi-che-non-riaprono

https://www.diocesipinerolo.it/la-lettera-del-vescovo-sulla-ripresa-delle-celebrazioni/