Come ai tempi di Nerone?

In Iraq i Cristiani erano 1,5 milioni prima del 2001, oggi sono 150.000

Anche in Siria, prima dell’inizio della guerra (2011) erano 1,5 milioni; oggi sono 500.000

70.000 i Cristiani detenuti in Corea del Nord; è il regime più pericoloso al mondo per i credenti

In India, dal gennaio 2017 al marzo 2019 sono stati circa 1.000 gli episodi di aggressione a Cristiani da parte di fondamentalisti Indù

(da Avvenire 25 ottobre 2019)

“Secondo le Nazioni Unite, il Myanmar ha praticamente raso al suolo 285 villaggi Rohingya e ucciso un numero ancora imprecisato di persone. In seguito agli attacchi, dal 25 agosto 2017 in poi, sono arrivati in Bangladesh circa cinquecentomila Rohingya, metà della popolazione totale stimata…”

(da “Viaggio tra i Rohingya, i Musulmani perseguitati …”, reportage su l’Espresso del 1 nov 2017)

“Perseguitati più che mai” è il titolo del “Rapporto sulla Libertà Religiosa”[1] 2019, curato dalla Sezione Italiana di “Aiuto alla Chiesa che Soffre”[2]. I Cristiani continuano ad essere il gruppo di fede maggiormente perseguitato: quasi 300 milioni (un cristiano su 7) vivono in Paesi di persecuzione. Come sottolinea il Rapporto, “sono 38 i Paesi in cui si registranogravi o estreme violazioni della libertà religiosa. 21 Paesi sono classificati come di persecuzione: Afghanistan, Arabia Saudita, Bangladesh, Birmania, Cina, Corea del Nord, Eritrea, India, Indonesia, Iraq, Libia, Niger, Nigeria, Pakistan, Palestina, Siria, Somalia, Sudan, Turkmenistan, Uzbekistan e Yemen. 17 invece sono luoghi di discriminazione: Algeria, Azerbaigian, Bhutan, Brunei, Egitto, Federazione Russa, Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Laos, Maldive, Mauritania, Qatar, Tagikistan, Turchia, Ucraina e Vietnam. In sintesi: il 61% della popolazione mondiale vive in Paesi in cui non vi è rispetto per la libertà religiosa; nel 9% delle nazioni del mondo vi è discriminazione; e nell’11% degli Stati vi è persecuzione”.

Se con la (quasi) caduta dell’ISIS/Daesh la situazione è migliorata in Medio Oriente, assistiamo però ad un diffuso peggioramento in Africa Occidentale e Asia Sudorientale. In particolare un fenomeno negativo si è sviluppato negli ultimi anni: il “supernazionalismo” religioso, come in India con l’ascesa del Bharatiya Janata Party (BJP). Ma esiste anche un supernazionalismo laico, come in Cina, recentemente inasprito con il varo dei nuovi “regolamenti sugli affari religiosi”, e in Corea del Nord dove molti Cristiani, per la loro fede, sono detenuti in campi di prigionia e trattati ancora più duramente degli altri internati.

Passando in Africa, si registra in Nigeria una riduzione delle aggressioni da parte di Boko Haram, ma un’impennata di quelle ad opera delle milizie di etnia Fulani. In Egitto si susseguono ancora atti di violenza contro i Cristiani: tutti noi ricordiamo, per esempio, la strage di pellegrini copti del 2 novembre 2018 a Minya.

Un fenomeno che ci preme denunciare particolarmente, nell’ambito delle persecuzioni contro i Cristiani – ma anche contro i fedeli di altre minoranze religiose – è l’utilizzo dello stupro e della conversione forzata delle ragazze adolescenti e, parallelamente, dal rapimento, l’”addestramento” e della vendita di bambini soldato; un esempio tragico tra tutti è la sorte toccata alla minoranza islamica curda Yazidi ad opera del Daesh in Siria. Ma non si tratta solo di Daesh e Boko Haram: in Pakistan, ad esempio, sono stati documentati circa 1.000 casi di violenza su minori, con motivazione religiosa, nel solo anno 2018!

Ricordiamoci bene che non esistono religioni in sé “persecutorie” o “perseguitate” e che non va assolutamente demonizzata in tal senso quella musulmana! “La minoranza più perseguitata del mondo”, “il popolo meno voluto della terra” secondo le Nazioni Unite, un caso di “pulizia etnica da manuale”, sono i Rohingya, minoranza musulmana in Myanmar… Per non parlare degli Uyghuri, minoranza musulmana turcofona della Cina nordoccidentale, rinchiusi a migliaia nei “campi di rieducazione” dello Xinjiang dal governo cinese …

Meditiamo infine sulla cortina di indifferenza che l’opinione pubblica (mass media, social networks ecc) riserva ai perseguitati a causa della fede – di ogni fede – nei nostri Paesi occidentali e secolarizzati dove, come sottolinea il Rapporto ACS, “La maggior parte dei governi non ha provveduto a fornire la necessaria e urgente assistenza ai gruppi di fede minoritari, in particolare alle comunità di sfollati che desiderano tornare a casa nelle rispettive nazioni dalle quali sono stati costretti a fuggire”. Forse, anche nell’Occidente del “politically correct”, chi professa la sua fede è una minoranza discriminata?