Locuste o stampelle? Anziani, giovani e solidarietà intergenerazionale

Sul numero dell’Espresso del 9 giugno 2015, Emiliano Fittipaldi firmava un articolo dal titolo “Generazione locuste: gli anziani sono più ricchi ed i giovani devono spartirsi solo le briciole”. Sottotitolo: “I pensionati d’oro hanno visto aumentare il loro reddito, mentre l’Istat segnala che le aziende assumono solo over 55. Nel primo anno dell’era Renzi la classe dei capelli grigi ha mantenuto il suo potere ovunque: dalla pubblica amministrazione ai sindacati, dalle università alle aziende”.

E vuoi dargli torto? Il 32% della spesa pubblica globale, in Italia, se ne va per pagare le pensioni[1]:  tre volte il bilancio della Sanità! (Fig 1). E con una piramide demografica sempre più “rovesciata”, non vedremo un’inversione di tendenza se non fra vari anni ancora, nonostante gli sforzi del Governo di arginare il fenomeno, vedi “Legge Fornero”. E non basta. I cittadini ultra65enni assorbono anche il 77,2% della spesa sociale complessiva, detengono il 35% della ricchezza finanziaria del Paese e la maggior fetta di ricchezza patrimoniale (immobili ecc)[2]; sono infine gli unici che hanno visto incrementare costantemente, negli ultimi 15 anni, il loro potere d’acquisto[3] e ridursi il tasso di povertà assoluta[4]. (Fig 2) 

In sintesi, mentre gli anziani mantengono tutti i “diritti acquisiti” e le tutele socioeconomiche del passato, i giovani sono in balia di un libero mercato feroce e globalizzato che impone loro salari da fame, contratti di lavoro aleatori, pendolarismo, emigrazione e la prospettiva di lavorare fino ad età veneranda per ritrovarsi con una pensione da fame e un welfare (sanità, assistenza disabili ecc…) sempre più carente e privatizzato.

Tutto ciò è vero, ma è solo un lato della medaglia!  Almeno nella realtà italiana, dove la famiglia è ancora un valore sentito, i “Boomers” non si comportano infatti da locuste, ma semmai da “stampelle” per figli e nipoti, portandosi spesso sulle spalle anche i propri genitori, anziani e disabili… (Fig 3)

Come dice la sociologa e filosofa Chiara Saraceno: “E’ vero che gli anziani, a livello sistemico, non mollano nulla di quanto hanno guadagnato. Ma non solo per egoismo: se a livello collettivo non c’è solidarietà intergenerazionale, a livello familiare avviene il contrario: la redistribuzione che non fa lo Stato viene fatta in famiglia”. E quali figli, salvo pochissime eccezioni, si fiderebbero di più di istituzioni pubbliche o private, per garantirsi la casa, l’assistenza e una pensione integrativa, piuttosto che dei propri genitori?

L’attuale generazione dei nonni, finché si conserva valida, attiva e pimpante, fa da bancomat, da baby-sitter, da tassista, da garante per i mutui sulla casa, ecc. a figli e nipoti: un vero welfare parallelo (“rescue welfare”), di scorta o di salvataggio, integrativo di quello pubblico, sempre più inadeguato.

Ma a questo punto ci dobbiamo fare un’altra domanda: fino a quando i nonni reggeranno? L’Italia si piazza, ormai da decenni, nei primi 5 posti della classifica della longevità (Fig 4), con una aspettativa generale di vita alla nascita pari a 83,3 anni (81,0 per gli uomini e 85,6 per le donne) praticamente ex equo con Svizzera e Spagna, superata solo dall’irraggiungibile Giappone che vanta, rispettivamente,  84,1, 81,0 e 87,1 anni![5] Ma non montiamoci la testa troppo presto: più anni di sopravvivenza biologica non significano più anni di vita, nel senso pieno della parola, cioè di vita attiva, indipendente, senza significative disabilità … E qui noi Italiani abbiamo due punti deboli:

  1. La natalità è la più bassa in Europa (pari merito con la Spagna): 1,32 figli per donna, contro una media europea di 1,58. Inoltre, il bilancio immigrazione/emigrazione è ormai in equilibrio, se non già negativo: sempre meno immigrati arrivano in Italia e, se ci arrivano, è quasi sempre per spostarsi più a Nord. Di conseguenza sono ormai 4 anni che la popolazione italiana decresce. Decresce soprattutto la popolazione attiva che, pagando le tasse ed accollandosi sempre più anche le spese dirette, mantiene i pensionati.
  2. Come ben evidenziato nel rapporto Istat del 26/9/2017 “Anziani in Italia: tra i più longevi in Europa, ma con maggiori problemi di salute”, la speranza di vita senza limitazioni funzionali all’età di 65 anni è in Italia di 7,8 anni per gli uomini e 7,5 anni per le donne[6], contro una media europea di 9,4 anni per entrambi i generi. Il primato di invecchiamento senza disabilità lo detiene la Germania con 11,4 anni per gli uomini e 12,3 anni per le donne[7]. In poche parole, in Italia si campa di più ma con un periodo finale di non-autosufficienza molto più lungo. ( 5)

La tragica prospettiva è quindi quella di veder piombare sul nostro sistema di welfare il “silver tzunami”, cioè l’invasione degli anziani derivata dai “baby boomers” che invecchiano con “effetto coorte” (Fig 6) e che raggiungerà l’apice attorno al 2030, in una situazione di spopolamento dei giovani, con pochi soldi nelle tasche degli sparuti superstiti e con servizi di assistenza pubblici in grande affanno. Circa i problemi di sostenibilità del welfare, soprattutto dell’assistenza sanitaria, ricordiamoci comunque le parole di Roy Romanow, Chairman of the Commission on the Future of Health Care in Canada, citato nella prefazione della “Indagine sulla sostenibilità del SSN” della XII Commissione del Senato italiano: “Il sistema è tanto sostenibile quanto noi vogliamo che lo sia”.[8]

Tornando agli anziani, quando il nonno-bancomat e il nonno-tuttofare diventeranno un nonno-disabile e un nonno-zavorra, chi si prenderà cura di loro? Già nel 1670, un decreto dell’Ospedale Sant’Orsola di Bologna così recitava: “Non si pigliano vecchi, ancor che avessero novant’anni, perché, mettendosi a letto simili vecchi e imboccandoli, tengono occupati 10 e più anni i letti, con pregiudizio dei molti curabili”… Dobbiamo assolutamente evitare uno scontro generazionale per la sopravvivenza, come pure evitare che i nonni siano prima sfruttati e poi diventino bersaglio del cosiddetto “ageism” (analogia con “razzismo”, “maschilismo” ecc.), cioè un atteggiamento di mal sopportazione, emarginazione e addirittura violenza o abuso palese verso gli anziani, percepiti solo più come inutile peso economico e assistenziale.

Il costo medio dell’assistenza in casa di un anziano disabile è, per le famiglie italiane, di 6.827 €/anno (nel 2017); di fatto soltanto il 21% delle famiglie se lo accolla.[9] Il solo costo delle “badanti” (assistenti alla persona, Personal Care Assistant – PCA) supera i 10 miliardi di €/anno.[10] L’assistenza agli anziani, a domicilio e in regime di ricovero, è un business fiorente ed in espansione continua: nuove “Silver industries” ed “Ageing enterprises” compaiono quotidianamente nei Paesi ad alto reddito mentre flussi specifici di immigrazione garantiscono la forza lavoro da quelli a reddito basso.

Già oggi in Italia un anziano su tre è in qualche modo vittima di violenza o raggiri, in particolare (anno 2017): maltrattamenti psicologici 2.900.000, truffe 600.000, maltrattamenti fisici 400.000 e abusi sessuali 100.000. La contenzione fisica e/o farmacologica dei ricoverati in RSA è praticata nel 68,7% dei casi e l’ONU nel 2015 ha deciso di inserire gli anziani ricoverati in lungodegenza/assistenza tra le categorie a rischio per il rispetto dei diritti umani![11] Rischiamo di ritrovarci un mondo “di” anziani (a Torino gli ultra65enni sono ormai più del 25% dei residenti (Fig 7), ma niente affatto un mondo “per” gli anziani … Da “Baby Boomers” a “Elderly Boomerangs”?

Bisognerebbe investire in salute per gli anziani, se si vuole che siano “stampella” il più a lungo possibile e non “zavorra”: promuovere stili di vita salutari già molto prima di invecchiare, diffondere la prevenzione e la diagnosi precoce, soprattutto delle patologie croniche e invalidanti, creare una cultura di “active ageing” … Già nel 2013, in USA, si parlava di “longevity dividend”, la salute come investimento.[12] Ma bisognerebbe soprattutto combattere la cultura egoistica del rifiuto delle persone “inutili”, delle “vite di scarto” come le chiama il sociologo Zygmunt Bauman che, pochi giorni prima di lasciare questa terra, affermò in una intervista che l’essere umano non si sente completamente realizzato se raggiunge una completa, quanto orgogliosamente solipsistica, indipendenza perché si riscopre inutile agli altri, così come gli altri risultano inutili a lui. È solo nella interdipendenza che la persona umana realizza tutta sé stessa.[13] Solidarietà intergenerazionale, quindi, dei vecchi verso i giovani, prima, quando i vecchi possono aiutare i giovani a far fiorire la loro vita, e dei giovani verso i vecchi, poi, quando i vecchi non possono più aiutare i giovani, anzi possono solo sperare di avere da loro l’attenzione umana di persone riconoscenti che nessun welfare, pubblico o privato che sia, potrà mai da solo assicurare. Sulla porta dell’antico Ospedale di San Giacomo, nel centro di Roma, si può ancora oggi leggere questa iscrizione: “Vieni per essere guarito, se non guarito almeno curato, se non curato almeno consolato” …

Franca & Ugo Marchisio – TO 43

Fig. 1 _ Percentuale della spesa pubblica totale assorbita dalle pensioni nei 32 Paesi OCSE (anno 2014). L’Italia è il Paese che spende di più in pensioni: 32% contro una media OCSE di 18% e un minimo dell’Islanda di 5%.


Fig. 2 _Evoluzione temporale del reddito equivalente (praticamente del potere d’acquisto) dei cittadini italiani, per classi di età. Notare come l’unica classe di età che ha visto un aumento netto negli ultimi 15 anni è quella con età ≥ 65 anni; si mantiene a un reddito elevato e stabile la classe di età 55-64; tutte le classi più giovani sono andate peggiorando.

Fig. 3 _ Gian Lorenzo Bernini: “Enea, Anchise e Ascanio” (1618-19), Galleria Borghese, Roma. Una efficace metafora della generazione dei “Boomers” che deve portarsi a spalle i genitori anziani e ormai disabili, ma contemporaneamente fare da balia (e sponsor) a figli e nipoti…

Fig. 4 _ Aspettativa di vita alla nascita (globale, uomini e donne) di alcuni Paesi del mondo a reddito alto e medio (dati OCSE, ultimo anno disponibile = 2017). Come si vede l’Italia si piazza molto bene, ormai da tempo sempre tra i primi 5 Paesi.

Fig. 5 _ Stato di salute per fasce di età dei cittadini italiani (report Istat del 26/9/2017 riportante dati relativi all’anno 2015). Notare come, all’aumentare dell’età in fascia geriatrica, lo stato di salute e di autonomia funzionale crollino drasticamente segnando il passaggio da un anziano “robusto” e attivo, capace addirittura di aiutare validamente altre persone, ad un anziano “fragile” che deve essere aiutato dagli altri a sopravvivere

 

Fig. 6 _ la “piramide demografica” non è più una piramide da decenni nei Paesi ad alto reddito: con l’aumentata longevità e il calo delle nascite, è diventata una specie di albero di Natale. Qui vediamo bene la parte più espansa dell’albero (effetto coorte del “Baby Boom” degli anni ‘60-‘70) salire verso le età più elevate, di decennio in decennio, facendo prevedere un vero “Silver tzunami” di anziani da assistere quando arriverà verso la cima dell’albero. Per contro il “tronco” che rappresenta le giovani generazioni, sotto l’ombrello dei vecchi, è sempre più striminzito e quindi il peso assistenziale dei molti anziani andrà a gravare su una popolazione attiva sempre più schiacciata e stremata, rimpolpata solo dalla immigrazione. (Rapporto Istat 2017)

Fig. 7 _ Evoluzione temporale della percentuale delle persone residenti presso il Comune di Torino di età ≥ 65 anni: sono oggi più di 1 su 4.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), dati anno 2014

[2] Banca d’Italia, dati anno 2014

[3] Indagine Storica sul Reddito delle Famiglie Italiane, 2015

[4] Rapporto OCSE “Prevenire un invecchiamento diseguale”, 2017

[5] OCSE (OECD Health Statistics: Health status, 2017) _ Le altre fonti demografiche più attendibili, riportano tutte dati sovrapponibili, dalla Organizzazione Mondiale della Salute (OMS/WHO) alla CIA, dalle Nazioni Unite (UN) ad Eurostat

[6] Istat, “Anziani in Italia: tra i più longevi in Europa, ma con maggiori problemi di salute”, 26/9/2017

[7] Eurostat (https://ec.europa.eu/eurostat/web/health/overview), ultima edizione 29/4/2019

[8] XII Commissione “Igiene e Sanità” del Senato: “Indagine sulla sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) con particolare riferimento alla garanzia dei principi di universalità, solidità ed equità”, relatori Luigi D’Ambrosio Lettieri e Nerina Dirindin, 2018

[9] MBS Consulting (2018)

[10] Istat (Rapporto 2016)

[11] Ippolito F e Iglesias Sanchez S, Protecting Vulnerables Groups: the European Human Rights Framework, Hart Publishing, 2015

[12] Olshansky SJ et Al, The longevity dividend: health as an investment, The Journal of Active Aging, 2013

[13] “The Swedish Theory of Love”, film-documentario di Erik Gandini, 2016