Di Generazione in Generazione

“Questo è il libro delle generazioni di Abramo, è una grande regola della Torah”
Rabbi Ben Azai – Bereshi Rabah

“Devo ricordare con precisione, – mi dissi, – ricordare ogni cosa con precisione, in modo che quando se ne sarà andato io possa ricreare il padre che ha creato me. Non devi dimenticare nulla.”
Philip Roth – Patrimonio

 

Il “Bereshi Rabah è un testo antico dell’ebraismo che si può definire come commentario al libro della Genesi; la frase citata in esergo, attribuita al Rabbi Ben Azai, ci dice come “Di generazione in generazione” sia un tema centrale della Bibbia e nodo fondamentale per l’intera vita della società e degli individui, se assumiamo la Bibbia come “grande codice” delle condotte umane, racconto del formarsi e trasformarsi delle relazioni umane, delle istituzioni sociali e degli assetti politici. In essa appare di un popolo migrante nel deserto che per definire sé stesso è invitato a fare memoria, a ricordare nel giorno del ringraziamento. L’espressione “Di generazione in generazione” in questo contesto costituisce la memoria culturale del popolo ebraico, ma il suo significato si allarga a comprendere la memoria culturale dei gruppi umani che abitano il pianeta. Essa è ciò che dà identità e durata ai gruppi umani e ne costituisce lo spirito (“lo spirito del popolo – Volksgeist “, secondo una nota espressione hegeliana).

La memoria e la cultura del ricordo si articolano su più livelli. Il primo è la memoria individuale, quella dei singoli, memoria di storie e relazioni. È la memoria che trova espressione letteraria in “Patrimonio”, romanzo nel quale lo scrittore Philip Roth racconta la malattia terminale del padre e il percorso emotivo di ricostruzione del rapporto padre-figlio, che si snoda attraverso la cura, l’assistenza, paure, tristezze e disillusioni, amori e ricordi. Lo scrittore si riscopre Figlio nell’accezione più universale del termine e si fa portavoce dei ricordi del padre, in una tensione a “ricreare il padre che ha creato me” che esprime in maniera splendida il senso del movimento circolare “di generazione in generazione”. Il termine “circolare” non è casuale: in ebraico generazione si dice “dor”, che significa anche “cerchio”, “riunirsi intorno”, “assemblea”. Ma la dimensione principale non è il semplice coesistere bensì il passaggio, il procedere dalla generazione presente alla generazione futura che riprende le memorie della prima, un movimento che genera durata nel tempo. E dalla memoria individuale si sale allora al secondo livello, la memoria collettiva, la trama sociale entro la quale veniamo al mondo e viviamo la nostra vita, e senza la quale non potremmo esistere. Ma cosa è dunque nostro, se la vita non ce la siamo data e non potrebbe darsi senza inscriversi in questa trama sociale? È nostra la capacità di costruire relazioni, diventare protagonisti di un processo che ci precede e ci genera, partecipandovi in modo originale e innovativo, apponendovi il nostro timbro singolare che la vita non poteva avere prima che noi apparissimo nel mondo. Nel passaggio “di generazione in generazione” si genera dunque una tensione fra continuità e differenziazione: i singoli e le generazioni possono sussistere e durare soltanto in quanto ereditano una identità e la trasformano; se questo non accade i gruppi umani deperiscono.

Partendo da queste premesse “alte”(1) abbiamo voluto interrogarci sul rapporto tra generazioni oggi in Italia, aprendo finestre di riflessione sull’evoluzione del contesto sociale e politico negli ultimi anni e di come siano andate mutando e mutino le relazioni tra giovani, famiglie, anziani e società. Ci siamo avvalsi di contributi esterni, ricchi di dati e statistiche, sapientemente elaborati e sintetizzati da valenti membri del GRC, e a questi abbiamo voluto affiancare una riflessione sul tema degli anziani nel Movimento END, tema che consideriamo cruciale nella logica del passaggio “di generazione in generazione”. Questa riflessione è contenuta in documento dell’ERI, elaborato in francese da una equipe satellite specificatamente incaricata per riflettere sul tema e tradotto in italiano dall’Equipe dei Traduttori coordinata da Maryves e Chris Codrino della TO 23: ve ne offriamo qui una sintesi elaborata da Daniele e Claudia Apiletti di Alba 1, nella sezione “Approfondimenti” potrete trovare la versione integrale. Il percorso continua con un excursus particolare sulla narrazione “di generazione in generazione”, ovvero le favole per bambini che parlano loro dei nonni e degli anziani in generale.

Come ulteriore guida alla lettura troverete qui di seguito (pag. 3) un utile glossario per decifrare le definizioni attribuite convenzionalmente alle generazioni che si sono succedute nel periodo post-bellico.

Ma l’estate è lunga e il tempo della lettura si dilata, e allora questa NL si presenta ancora più ricca del solito, perché abbiamo deciso di ospitare, nella rubrica “Risonanze”, alcuni contributi ricevuti da équipiers della NOA su temi diversi, più che degni di nota e fonte di stimoli per riflessioni presenti e future. Manca solo il cruciverba per ingannare la noia nei momenti più truci della “controra” (2), ma siamo certi che saprete rimediare con la vostra creatività.

(1) le premesse alte sono estratte liberamente e a piene mani dalla Lectio Magistralis tenuta il 22 marzo 2019 nella Chiesa di S. Maria in Araceli a Vicenza dal prof. Salvatore Natoli docente di Filosofa Teoretica presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli studi di Milano – in occasione della presentazione della VII edizione del Festival Biblico che si è tenuto proprio a Vicenza dal 20 al 29 maggio sul tema «Di generazione in generazione.
(2) Con il termine controra si indica nell›Italia meridionale il periodo delle prime ore del pomeriggio in estate, a partire da mezzogiorno, periodo più caldo della giornata. (Fonte: Wikipedia)

Gabriella e Achille – TO 68

Una breve presentazione delle “generazioni” postbelliche che si sono succedute fino ad oggi proposto da Education Marketing Italia
https://www.educationmarketing.it/blog/2018/12/generazioni-a-confronto-dove-eravamo-rimasti/

Vedi anche:

https://www.ninjamarketing.it/2017/04/10/baby-boomer-x-y-e-z-generazioni-a-confronto-e-dove-trovarle/
http://genitoricrescono.com/generation-x-millennials-babyboomers-generazioni-confronto/
https://curatti.com/generation-c-abc-xyz-boomers-generation-alpha/

  • I Baby Boomers sono i nati tra il 1945 e il 1964, in pieno dopoguerra. Sono così chiamati perché in quel periodo, nei Paesi anglosassoni, si sperimentò il “baby boom”, un aumento notevole delle nascite. Questa generazione è associata con il rifiuto o la ridefinizione dei valori tradizionali, ed ha conosciuto un benessere sconosciuto alle generazioni precedenti, portando ad un incremento sostanziale del consumismo.
  • La Generazione X include, invece, i nati tra il 1965 e il 1981: è il periodo di ricostruzione post-bellica. La vita non era facile, l’economica non era florida e il lavoro è diventato dunque un valore centrale per questi individui, che sono orientati alla produzione, all’individualismo e all’ambizione. È conosciuta come una delle generazioni più intraprendenti, a cui si deve di fatto l’espansione di Internet, ma è anche generalmente caratterizzata da mancanza di ottimismo nel futuro, scetticismo e sfiducia nei valori tradizionali e nelle istituzioni. Hanno goduto di stabilità lavorativa e familiare, adattandosi al mondo 4.0 che cambiava intorno a loro.

Ma cosa è successo alle generazioni successive? La risposta è nella rivoluzione digitale, un insieme di eventi, invenzioni e nuovi comportamenti che hanno determinato un netto spartiacque nei modelli di comportamento e nel rapporto degli individui con la realtà e con la società.

  • La Generazione Y, o Millennials, nati fra il 1982 e il 1994, è formata dai cosiddetti “nativi digitali”, da coloro per cui la tecnologia è una parte integrante e inscindibile della vita quotidiana, che vedono la realtà attraverso il filtro di uno schermo: pur essendo nati poco prima dell’esplosione di Internet, sono cresciuti mentre Internet stesso cresceva e si evolveva, generando un rapporto simbiotico che ha reso facile e naturale la migrazione verso l’uso costante della tecnologia. Tuttavia, sono anche cresciuti durante la crisi economica, in un mondo che richiede loro uno sforzo notevolmente superiore a quello richiesto ai loro genitori o nonni per trovare una stabilità lavorativa. L’insoddisfazione è un sentimento diffuso, così come il disagio verso un mondo che appare poco ospitale per colpe che ricadono sul consumismo sfrenato dei decenni precedenti: la tecnologia diventa un rifugio sicuro, un filtro necessario. Eppure, la generazione dei Millennials è etichettata come pigra, narcisistica e viziata.
  • La Generazione Z, dei post-Millennials o dei Centennials, dei nati fra il 1995 e il 2010, è la generazione dei nati con Internet: non conoscono un mondo che non sia connesso, con effetti diretti sulla concezione che hanno delle relazioni, della società e dell’educazione. Il loro rapporto con la tecnologia è simbiotico, e si traduce spesso in un disagio o inabilità a muoversi nel mondo delle relazioni non virtuali. Sono abituati ad operare in multi-tasking e ad ottenere una risposta immediata ad ogni loro esigenza, con la velocità a cui Google risponde ad una loro domanda: da qui deriva una naturale impazienza, una difficoltà nel ricercarsi da soli risposte ed opportunità, dello sforzarsi a mantenere un prolungato livello di attenzione e concentrazione. I modelli di comportamento sono influenzati dai pochi esponenti dotati di popolarità social; hanno però una grande abitudine ad esprimere la propria opinione e a promuovere idee di impatto sociale, con una grande apertura mentale su argomenti spesso ignorati dalle generazioni precedenti (si pensi al movimento #MeToo, che riguarda gli abusi sulle donne, o #BlackLivesMatter, sulle differenze di trattamento subite da persone di colore, o ancora la sensibilità diffusa verso diversi orientamenti sessuali o identità di genere).
  • La Generazione Alpha, o Generation Glass (“Generazione Vetro”, dallo schermo dei dispositivi ormai così largamente diffusi – da cui anche il termine “screenagers”, coniato come crasi tra “teenagers” e “screen”, schermo), è la proposta di denominazione della nuovissima generazione dei nati dopo il 2010, l’anno in cui è stato lanciato il primo iPad ed in cui è stato creato Instagram. Mark McCrindle, sociologo, demografo e ricercatore, che ha proposto tale denominazione, prevede che la Generazione Alpha sarà quella che godrà, rispetto alle precedenti, del più grande avanzamento tecnologico, della più alta formazione culturale ed accademica e, in generale, del maggior benessere. Ancora non può essere definito il modello comportamentale di questi soggetti, per cui è ancora aperto il dibattito su quanto sarà evidente il gap generazionale con i Centennials che li precedono.