Il Consigliere spirituale nell’END

Con questa testimonianza intendo raccontare un po’ del mio cammino come consigliere spirituale con l’End da 35 anni. La mia End di base è la TO 43 e ho avuto l’opportunità di svolgere alcuni servizi nel movimento. Da dieci anni sono a Pescara con altre due équipes, ma nello stesso tempo continuo le riunioni quindicinali con la To 43 via webcam.

Appartengo ad una Comunità religiosa: i Missionari Oblati di Maria Immacolata (OMI); i mei confratelli sono sparsi nel mondo per “annunziare il Vangelo ai più poveri”. La mia missione sono stati i lavoratori, prevalentemente Fiat. Nella mia vita di sacerdote ho avuto e ho due grandi amori: gli operai e le coppie. Con l’END ho potuto vivere una dimensione di sintesi di queste due realtà come profezia del Regno di Dio. Profezia del celibato per il Regno insieme alle coppie. Ma, mentre la condizione operaia era la mia scelta di vita, non così era la coppia e la famiglia: è nell’équipe che ho trovato questa passione.

Allora è opportuno accennare alla mia storia nell’équipe. Tornando ai primi anni da sacerdote, ricordo il mio primo incontro con l’END a Pescara, dove i coniugi Dorina e Ugo Peila, lì trasferitisi da Torino, iniziarono a proporre ad altre coppie il metodo END. Partecipai a qualche incontro e incoraggiai qualche coppia, così avviammo la Pescara1 nel 1969. In seguito, come giovane sacerdote, i miei superiori mi fecero passare per altre comunità fin quando, dopo aver maturato la scelta di condividere la condizione operaia, sono arrivato a Torino.

Siamo nel 1974. É qui che ho avuto modo di inserirmi nel gruppo dei Preti Operai e, tra questi, trovare un grande amico: Carlo Carlevaris. Ci trovavamo a casa sua, in via Belfiore 12, per fare “revisione di vita” del nostro “esserci dentro, come loro” ed è in queste circostanze che Carlo, a volte, ci parlava della sua esperienza di équipe. Ci ha raccontato in più occasioni delle origini della sua vita sacerdotale quando nel ’56, da giovane prete, con un bagaglio già significativo di sogni, speranze, realizzazioni e delusioni, prese la motocicletta e andò in Francia per la prima volta e poi altre volte, fino a fare da viceparroco in una parrocchia periferica di Parigi. “Lì, – scrive Carlo -, ho scoperto i Preti Operai, La JOC, Il CPM e l’END”. Queste testimonianze di Carlo mi colpivano e nello stesso tempo mi facevo l’idea di qualcosa di ancora troppo “di chiesa” e troppo strutturale. Tuttavia, per me Carlo era credibile, anche se non ero sulla stessa lunghezza d’onda.

Fu solo dopo il mio licenziamento da parte della Fiat nell’81 che Carlo mi fece la prima vera proposta di entrare nell’END. Mi sorprese e mi colpì per la sua profonda convinzione che per me, allora, sarebbe stata la cosa giusta da fare. Non mi persuase e la mia resistenza era sempre motivata dalla troppa “strutturalità” del movimento e dalla convinzione che l’END fosse “un’aggregazione cristiana borghese”.

Cosa fare? Ricordo alcune revisioni di vita fatte proprio su questo argomento. Solo Toni Revelli, prete operaio che come Carlo era consigliere di una équipe, sosteneva questa proposta, ma non fummo in grado di trovare un orientamento unico, cosa che nella revisione di vita è un criterio per scorgere la volontà di Dio. Ciononostante, Carlo non si arrese. Nell’84, in seguito al matrimonio di Emanuele e Antonella Bignamini, mi propone espressamente di provare ad entrare come consigliere spirituale nella loro équipe che si avviava (non conoscevo ancora il termine “pilotaggio”). Le mie esitazioni restavano. Mi sembrava però di poter cogliere l’invito di Carlo come quello fatto al paralitico da Gesù: “Alzati e cammina” ed è stata la conoscenza delle coppie, la loro voglia di stare insieme e aiutarsi ad essere sempre più coppie cristiane che mi hanno motivato a camminare con loro nonostante le mie perplessità.

Nel cuore coltivavo la speranza che fosse possibile vivere la doppia fedeltà: al Vangelo, ai lavoratori, con una comunità di coppie. In fondo è ancora il nostro cammino di “piccola chiesa”, con carismi e ministeri diversi, ma non contrapposti, uniti dall’Unico Amore che ci dà la forza di continuare a camminare insieme verso l’Amore.
Per realizzare questo progetto comune siamo partiti da una stessa esigenza: unire fede e vita nel nostro quotidiano, per seguire Cristo Signore con amore e fedeltà. La fede da vivere nel lavoro e nella condivisione, l’unione tra l’azione e la fede, l’unione tra la vita di coppia e il progetto creatore di Dio, il legame tra l’amore della coppia e l’unità dell’umanità intera con la vita stessa della Trinità. Ecco, all’interno del carisma originario END, ho cercato di incarnare il servizio di consigliere spirituale, non facendomi condizionare dal perimetro della tradizione del movimento e del metodo, ma impegnandomi insieme alle coppie, nell’aiuto reciproco, a cogliere i segni di Dio, per essere nel suo grande Progetto. Una presenza sacerdotale dentro la storia della coppia, come loro, uno di loro, ma segno e testimone del Progetto di Dio rivelato e realizzato da Cristo Signore.

In concreto come fare? Ci trovammo dinanzi ad una scelta: o seguire alla lettera il metodo End, oppure avere come riferimento il metodo, salvaguardandone lo spirito, utilizzando uno strumento che, a nostro avviso, più rispondeva alla nostra esigenza interiore: la revisione di vita. Per un paio d’anni seguimmo fedelmente il metodo, ma progressivamente ci accorgemmo della frattura che c’era tra la nostra riunione e la vita. Anche lo scenario di altre équipe in difficoltà nel movimento ci convinse a tentare qualcosa di nuovo, strettamente legato sia alla chiesa dei lavoratori, sia al CPM.

Con timore e audacia iniziammo allora ad adottare per le nostre riunioni la Revisione di Vita, vissuta non come scorciatoia né come panacea o come metodo alternativo, ma includendovi tutti i valori proposti dal metodo END, creando un ambito entro cui vivere la fedeltà al progetto di Dio, che si rivelava nella stessa vita di coppia e di movimento, e al carisma e ai contenuti della spiritualità END. Il libro del tema di studio sarebbe diventato la nostra vita. Non dimenticherò mai la gioia di Carlo quando gli diedi questa notizia.” Finalmente!” mi disse.
Questo cammino ci ha aiutato a mantenere una profonda libertà interiore e ad essere sempre più disponibili ad impegnarci nel movimento, vivendo con passione per i vari servizi richiesti. Come sacerdote, con le coppie vivo la profezia dell’amore sponsale, segno vivente dell’amore di Dio; loro con me vivono la profezia del celibato per il Regno, segno escatologico della pienezza del Regno. É la famiglia di Gesù, è la chiesa. La nostra condivisione non ci porta ad annullare il nostro “segno” personale, ma, nella comunione, ognuno è aiutato a rispondere meglio al proprio carisma e alla propria specifica missione nel mondo come chiesa.

In questi anni i doni ricevuti da Dio attraverso l’END sono stati innumerevoli: il cammino di apprendimento per cogliere i segni di Dio nella nostra vita; l’approfondimento della Parola, partendo dalle situazioni di vita della coppia e personali che hanno richiesto discernimento; revisioni di vita che hanno segnato il cammino di spiritualità della coppia e dell’équipe; momenti forti di comunione ecclesiale in alcune Eucaristie o incontri di preghiera; condivisione delle gioie e dei pesi della vita della coppia nella famiglia; crescita nell’accoglienza reciproca e nell’amicizia; contemplazione della realtà di coppia attraverso gli occhi di Cristo: le coppie, come i poveri in genere, sono come la porta che ci introduce nel mistero di Dio, del suo amore.

Quali sono i punti di riferimento teologico del mio essere consigliere spirituale nell’END? Non credo che siano diversi da quelli per cui sono sacerdote e religioso, prete operaio nella chiesa. Innanzitutto l’Incarnazione: essere mandato in mezzo a loro a condividere e annunziare l’amore del Padre per noi e la sua volontà che in noi ci sia la gioia, per mezzo di Cristo Signore, nello Spirito Santo. Sin dall’inizio ho concepito l’END come uno degli ambiti dove vivere il mistero dell’incarnazione di Cristo che, proprio perché incarnato, è presente nella coppia e va riconosciuto, seguito e amato.

Un secondo elemento è costituito dalla “Costruzione del Regno di Dio”: “Dio ha scelto ciò che per il mondo è debole per confondere i forti” (1Cor.1,27). La povertà del celibato e la povertà dell’amore della coppia come segni e strumenti per la crescita del Regno nel mondo. Con la Chiesa, “piccola chiesa”, perché il regno di Dio cresca. Da questo punto di vista è sempre stato importante per me aiutare ad avere uno sguardo profondo, ad andare oltre il recinto, per andare con la chiesa nel mondo. Ogni qual volta una coppia, o l’END, ha fatto questo salto, ho sempre ricevuto una “lezione”, perché ancora una volta dai piccoli viene la rivelazione del regno: “Ti ringrazio, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli”.

La coppia e l’END non sono chiesuole, sono “Chiesa” e in quanto tali “sacramento di salvezza” per il mondo (“sacramento” della chiesa, essere un segno vivente della missione della Chiesa nel mondo, perché tutti “teniamo lo sguardo fisso su Gesù, autore e perfezionatore della nostra fede” (Ebr 12,2-4). Per questo l’annunzio e la fedeltà alla Parola è il primo impegno da vivere in mezzo a loro, per essere segno e strumento di riconciliazione e di comunione.

Per ultimo, la grande Speranza: “Vedere il tuo volto Signore”! Il ritorno del Signore, la pienezza del regno”. Questa prospettiva escatologica dà senso e significato alla nostra vita. E’ la grande speranza che viene costruita da Dio, con noi, attraverso la realizzazione delle “piccole speranze”, ogni giorno. Che le singole coppie e tutte le équipe END siano un autentico segno della grande speranza del Vangelo per le altre coppie, nella chiesa e lontane dalla chiesa! In questa e in altri tentativi di “novità” nell’essenziale rimane la possibilità dell’END di essere “profetica” e credibile.

Aldo D’Ottavio OMI (CS TO 43; PE 23; PE 32)