Nuovo Umanesimo: quando a interrogarsi è la scienza

Un percorso per cambiare se stessi, le organizzazioni e la società
“La teoria U” di Otto Scharmer


La riflessione su come rapportarci al nostro tempo e ai cambiamenti in atto, in una forma che valorizzi la persona umana e il suo rapporto con l’ambiente che lo circonda non è ovviamente un’esclusiva del mondo cattolico. In tanti anche a livello accademico si stanno interrogando su questo tema e sulle sue implicazioni. E’ il caso ad esempio di Otto Scharmer e della sua originale “Teoria U”, presentata di recente anche in Italia e descritta nel libro “Teoria U: I fondamentali” (ed. Guerini Next a cura di Peoplerise). Ne presentiamo di seguito un breve recensione.


Ciò che ci contraddistingue come essere umani è la possibilità di connetterci con il futuro emergente, rompere modelli del passato e crearne di nuovi, insieme. In altre parole, dice Scharmer:” imparare dal passato è necessario, ma non sufficiente”.

Otto Scharmer, nato in Germania e cresciuto in una fattoria, è oggi docente del MIT di Boston, ideatore della Teoria U, cofondatore del Presencing Institute e uno dei più influenti attori del dibattito sul cambiamento profondo nelle persone, nelle organizzazioni e nella società.

La Teoria U di Otto Scharmer, nata nel 1997, è un metodo che parte dalla consapevolezza individuale per arrivare al cambiamento dei sistemi: dalle nostre aziende, fino alla trasformazione del capitalismo, del sistema democratico, dell’istruzione e del Sé.

Nonostante facciano un gran parlare di cambiamento, certe persone sostengono che non succede poi molto. Ma, nella mia esperienza, le cose non stanno così. Diverse volte nella mia vita ho visto avvenire movimenti tettonici: nel 1989, con la caduta del muro di Berlino [..], con la fine del sistema dell’apartheid in Sudafrica; quando un giovane movimento ha trascinato il primo afroamericano alla carica di presidente degli Stati Uniti”.

Siamo in un’epoca segnata da numerose fratture, quella ecologica ad esempio, che vede una distruzione ambientale senza precedenti; quella sociale, data da una forte iniquità economica; e ancora quella spirituale, dimostrata da un diffuso aumento di casi di depressione e esaurimento. Tutto ciò, sostiene Scharmer, ci porta a capire che le relazioni, le organizzazioni e la società necessitano di un cambio di rotta drastico.

La Teoria U propone un processo da sperimentare nel quotidiano, con una miscela di innovazione, pensiero sistemico (vedere oltre sé stessi, vedere l’intero sistema di cui si è parte) e guida al cambiamento dal punto di vista dell’evoluzione della coscienza umana. Attingendo alla tradizione della «ricerca-azione» e dell’«imparare facendo» del Massachusetts Institute of Technology (MIT), la Teoria U si è evoluta in vent’anni di sperimentazione e di progressivo affinamento grazie alla pratica di una vibrante comunità globale.

La teoria offre un punto di osservazione e di pratica molto concreto per imparare a vedere il punto cieco dal quale agiamo come individui e come gruppi. Ciò che ci impedisce di essere presenti alle situazioni con efficacia è che non siamo pienamente consapevoli della condizione interiore da cui la nostra attenzione e le nostre azioni hanno origine. Si tratta di un metodo per implementare un cambiamento basato sulla consapevolezza e sull’attivazione di tre strumenti di conoscenza interiore: mente aperta, cuore aperto, volontà aperta.

Un esempio…


Tra le numerose pratiche proposte dalla Teoria U, il Case Clinic è un potente strumento di peer coaching (confronto tra pari) per generare nuovi modi di affrontare una sfida o una domanda di sviluppo personale o professionale. Come funziona? Una persona in un piccolo gruppo racconta una sfida concreta che sta affrontando e in cui è coinvolta direttamente. Alcune domande guida, la aiutano a formulare il proprio racconto:

  1. Situazione corrente: quale sfida/domanda sto affrontando?
  2. Portatori di interesse: come vedono questa situazione le persone coinvolte nella sfida?
  3. Intenzione: Quale futuro sto cercando di creare?
  4. Soglia da attraversare: Che cosa ho bisogno di lasciare andare per affrontare questa sfida? Che cosa ho bisogno di apprendere per affrontarla?
  5. Supporto: In cosa sento di avere bisogno di input o aiuto?

I partecipanti al gruppo non sono in una relazione gerarchica con chi è il portatore del caso e il loro ruolo è quello di esercitare un ascolto profondo, non quello di offrire una soluzione o un consiglio. Al racconto seguono alcuni minuti di silenzio, poi gli “ascoltatori” offrono un proprio specchio a chi ha raccontato, condividendo:

  • Un’immagine/metafora che, nel silenzio dopo l’ascolto, si è materializzata nella loro mente (mente aperta), senza che sia necessario “spiegarla”
  • Le sensazioni provate durante l’ascolto del racconto (cuore aperto) (es. “il tuo racconto mi ha trasmesso paura e entusiasmo” “ho sentito dentro me ansia, mentre parlavi”)
  • Un gesto, un’azione, un impulso (volontà aperta) che può essere descritto o agito

Immagini, sensazioni, azioni emergono in modo intuitivo, non vanno razionalizzate. Il portatore del caso raccoglie questi specchi e condivide cosa generano in lui rispetto alla sfida che ha raccontato. La conversazione che segue è “generativa”, ognuno costruisce sul contributo degli altri. Gli ascoltatori sono al servizio del portatore del caso, senza voler risolvere o sistemare la sua sfida.

Questa pratica, che dura circa 45 minuti, si conclude con due azioni: il portatore della sfida risponde a questa domanda: Come vedo evolvere la sfida alla luce della conversazione avuta? Quale è il mio prossimo passo concreto? infine ciascuno dedica alcuni minuti a prendere nota delle intuizioni e degli apprendimenti personali che la conversazione ha generato in lui.

…e una considerazione

Più in generale un approccio di questo tipo può essere utilizzato (adattandolo alle varie situazioni) per ripensare processi o funzionamenti di un’organizzazione aziendale, per attivare un processo di partecipazione in un quartiere o in una città, per rendere partecipato un processo di ricerca sociale. Ciò che lo fonda è in definitiva un salto di “paradigma” per cui l’individuo viene riconosciuto come “protagonista attivo” portatore cioè di “conoscenza” (che integra, completa, ridefinisce la modalità di approccio tradizionale) e in definitiva come “persona” capace di rimodellare le realtà in cui vive mettendosi “in relazione” con gli altri soggetti. Per questa ragione la Teoria U merita di essere menzionata quando si parla di “Nuovo Umanesimo”, di un processo cioè orientato a stabilire una diversa relazione con le realtà che ci circondano. I risultati ottenuti dalle esperienze in atto in termini di maggiore efficacia e attivazione dei soggetti sia in ambito professionale che personale, lo dimostrano.


Il libro

Il libro è ricco di esempi, casi concreti, esperienze vissute e, per chi volesse approfondire è in partenza proprio in questi giorni un corso online gratuito guidato dallo stesso Otto Scharmer e dal suo gruppo di lavoro. A questo link (https://www.edx.org/course/ulab-leading-from-the-emerging-future-15-671-1x-1) ci si può registrare e trovare tutte le informazioni. Il corso è in lingua inglese, ma una buona parte dei materiali video sono stati sottotitolati anche in italiano dalla numerosa comunità di partecipanti che ormai conta più di 150.000 persone in tutto il mondo.

La Teoria U integra al suo interno alcuni metodi e filoni di ricerca sul cambiamento. Se tra i lettori ci sono addetti ai lavori riconosceranno riferimenti all’action research e l’apprendimento organizzativo nella tradizione di Peter Senge, Ed Schein, Donald Schön, Chris Argyris e Kurt Lewin; oltre al design thinking e alla mindfulness, si ispira ai movimenti di attivazione sociale (da Martin Luther King a Nelson Mandela, passando Mahatma Gandhi e molti altri attivisti che hanno cambiato la storia).

Il libro è una sintesi divulgativa della Teoria U, uscito in libreria in Italia il 20 giugno 2018 per i tipi di Guerini Next con il titolo “Teoria U: I Fondamentali. Principi e applicazioni”, e vuole essere una guida accessibile e praticabile da tutti. E’ acquistabile in libreria e on line.

La Parte prima (Capitoli 1-4) esplora la cornice di pensiero e le principali idee della Teoria U, in cui viene considerato il punto cieco da cui agiamo.

La Parte seconda (Capitolo 5) descrive il processo, i principi e le pratiche della Teoria U. Qui vengono presentati metodi e strumenti pratici per gli agenti del cambiamento.

La Parte terza (Capitoli 6-7) suggerisce una nuova narrazione per un profondo cambiamento evolutivo della società e delinea un quadro di riferimento che permetterà di aggiornare le nostre istituzioni formative, delle nostre economie, delle nostre democrazie.

Elena Crudo
Consulente di sviluppo organizzativo – Peoplerise.