Nuovo Umanesimo: cosa ci rende davvero uomini?

È ormai sotto gli occhi di tutti il fatto che, negli ultimi decenni, ci sono stati tanti e tali mutamenti scientifici e tecnici da incidere profondamente sulla vita e la realtà stessa dell’uomo.

Se solo si considera lo sviluppo del mondo digitale e l’impatto che ciò sta producendo nei cosiddetti Millennials, oltre che per l’intera umanità, la metamorfosi dell’umano appare evidente. Ancora più chiara essa risulta se si considerano gli scenari che si aprono con le possibilità dischiuse oggi dalla scienza di toccare e dirigere elementi fondamentali dell”umano.

Non stupisce, pertanto, che da più parti si sia iniziato a parlare di un “nuovo umanesimo” che si starebbe imponendo e ci si prospetterebbe davanti.

C’è tuttavia da domandarsi se non sia possibile un  umanesimo che non dia per scontato che l’uomo  sia impossibilitato a prendere in mano il suo destino, anche di fronte a tali imponenti mutamenti: tanto più che le radicali trasformazioni si accompagnano ad una miseria e disumanizzazione di tante donne e uomini in carne ed ossa.

Anche i cristiani, pertanto, nell’ultimo Convegno della Chiesa italiana tenutosi a Firenze si sono interrogati sul loro compito perché si realizzi davvero un “nuovo umanesimo”, capace però di apprezzare e onorare la vita di ogni singola persona umana. Non hanno potuto che farlo se non partendo da Gesù che, in Gaudium et spes 22, viene presentato dal Concilio Vaticano II come l’uomo vero, ovvero l’uomo così come dovrebbe essere, pienamente realizzato perché pienamente umano.

Un “nuovo umanesimo” che non disintegri l’umanità e che non faccia dell’uomo solo “un pezzo di mondo” è ancora possibile laddove ciascuna persona assume la responsabilità di umanizzarsi realizzando, in modo più o meno consapevole, quel modo di essere umano che ha contrassegnato il nostro fratello Gesù di Nazaret: un umanesimo fatto di attenzione all’altro, di bontà, di compassione, di cura per le miserie altrui, di capacità di far arrestare su di sé e di non restituire il male ricevuto…

Ma la novità di un tale umanesimo non starà nel riconoscere che solo Dio e la relazione con Lui, nel suo Figlio, ci rende davvero uomini?