“Oltre le barriere della paura e dell’indifferenza. Una testimonianza dall’ex-MOI”

Oltre le barriere della paura e dell’indifferenza. Una testimonianza dall'ex-MOI - CRG NOA - Pasuqa 2018

Frequento, da tre anni a questa parte, un gruppo di ragazzi dell’età dei miei figli con i quali organizziamo ed animiamo delle serate di “arte migrante”, che vogliono essere spazi e momenti di ritrovo, svago, condivisione e libera espressione dedicate a chi fa più fatica a trovare luoghi di aggregazione con queste finalità, aperti, liberi e gratuiti.

Queste serate che davvero racchiudono “il mondo in una stanza” offrono a ciascuno la possibilità di esprimere qualcosa di sé attraverso le varie forme d’arte: il canto, la musica, l’espressione corporea, la poesia, a livelli assolutamente disparati ma sempre di grande valore.

Si superano e si sciolgono così barriere ed ostacoli anche imponenti: chiusura, timidezza, incomprensibilità linguistica, differenze culturali e religiose, paura dell’altro… e l’incontro diventa vero e spontaneo.

Questa esperienza che ho avuto il dono di fare e che ha davvero cambiato, immagino per sempre, il mio approccio allo sconosciuto e al diverso da me, mi ha portata ad una disponibilità di apertura del tutto nuova, senza filtri.

Ad “arte migrante” ho avuto modo di conoscere molte persone che risiedono all’ex MOI e, insieme a loro, ho “varcato le porte” delle palazzine occupate del Lingotto, luoghi che tanto spaventano e preoccupano i cittadini di Torino. Senza fare valutazioni di tipo sociale o politico che porterebbero fuori dal seminato mi preme qui raccontare chi al MPO ho incontrato.

Le storie sono tantissime e credo che ognuno le immagini, anche se molto spesso l’immaginazione non arriva minimamente a cogliere le tragedie che le migrazioni portano con sé; di fatto in questi anni si sono ammassate laggiù più di un migliaio di persone, prevalentemente ragazzi, come in un deposito di disperati dalla vita sospesa e ogni speranza infranta.

Malgrado queste condizioni di vita, “abituati a soffrire” (parole testuali di uno di loro, Madi) rimangono per la stragrande maggioranza persone miti ed inoffensive con l’unico grande desiderio di trovare un posto nel mondo dove ci sia spazio anche per loro.

Non sono teppisti né delinquenti, non rubano né scassinano, non violentano né aggrediscono.

In una comunità di oltre mille giovani uomini frustrati, discriminati, senza affetti, costretti a condizioni di vita disumane, nessuna grave tensione né interna né esterna è mai stata registrata, nemmeno dopo provocazioni violente di gruppi estremisti che ad ogni costo ricercano lo scontro.

Ecco, all’ex MOI vivono persone in gamba. Ogni loro curriculum dovrebbe riportarne il coraggio e la determinazione, l’enorme capacità di adattamento e di apprendimento  ma soprattutto ogni ostacolo affrontato per affacciarsi ad un vita normale e dignitosa.

Ho varcato le porte dell’ex MOI per discorrere, cantare e ballare, cucire, cucinare e guardare le partite di calcio e normalmente sentire intorno a me stima e affetto, e posso sostenere con certezza che abitano là solo persone degne di rispetto e giustizia.

Troviamo spazi e momenti per abbattere barriere e pregiudizi e certamente saremo più consapevoli ed infine felici e più pronti ad affrontare la scommessa del mondo nuovo che arriva e che domanda a gran voce giustizia e pace.

 

Gabriella Cenere