Un felice prete cattolico a Tunisi

Jean Marie Fontaine, francese, della Congregazione dei Missionari d’Africa (Padri Bianchi), vive da più di cinquanta anni in Tunisia, dove fu per molti anni presidente dell’Institut des Belles Lettres Arabes (IBLA), associazione culturale per la diffusione della letteratura araba. È profondo conoscitore della lingua araba, del Corano e della religione e teologia islamica nonché di tutto il mondo religioso e culturale arabo-islamico. Ha insegnato per molti anni teologia cristiana presso la cattedra di teologia comparata dell’Università di Tunisi.

Il 24 aprile 2008 si è tenuto a Torino un interessante incontro con padre Jean Marie, registrato e tradotto da Maria Adele Roggero, che ringraziamo per averlo messo a disposizione. Lo abbiamo sintetizzato e articolato in domande.

Può un prete cattolico vivere felice in mezzo a un popolo tutto musulmano?

Vivo da cinquantun anni a Tunisi. Ho avuto la fortuna di poter imparare la lingua araba all’università di Tunisi in tre anni di studio intensivo avendo accanto soltanto tunisini. Io ero l’unico straniero. Ho molti amici fra le famiglie tunisine e almeno una volta la settimana vado a trovarne una. Sono talmente numerose che devo fare attenzione a non trascurarne qualcuna nella regolarità delle mie visite.

Nella mia giornata cerco sempre, generalmente dopo pranzo, di trovare uno spazio per fare silenzio. Non solo silenzio fisico, ma anche silenzio interiore, l’unico che mi permette di entrare in contatto con la parte più intima di me stesso e quindi di entrare in contatto con Dio da cui attingo la forza di vivere serenamente le mie giornate. Dopo dedico qualche momento a suonare il clarinetto (qualche anno fa i miei diciotto nipoti mi hanno regalato un clarinetto che era il mio grande desiderio sin da quando ero ragazzo).

Oltre ad occuparmi dell’associazione culturale IBLA e della sua rivista, seguo i carcerati stranieri nelle carceri di Tunisi, un gruppo di malati di AIDS, animo molti gruppi di donne straniere di origine cristiana, sposate a tunisini musulmani.

Dio mi ha dato la fortuna di avere una testa ben organizzata (quella di mio padre) e di avere un cuore abbastanza grande (quello di mia madre). Con queste due qualità stupisco molto i tunisini. Come posso iniziare puntualmente tutte le riunioni della rivista? Come posso chiudere tutte le riunioni all’ora prevista? Se mi si chiede una conferenza all’università, alla televisione, alla radio… parlo esattamente il tempo che mi è richiesto. Questo stupisce molto nella cultura orientale. Ho ereditato dal cuore di mia madre la capacità di perdono. Il perdono stupisce i tunisini. Non posso avere alcun merito a perdonare. Quelli che fra voi conoscono la psicologia sanno che l’essere umano non può raggiungere la maturità se non è capace di perdonare, indipendentemente dal messaggio di Gesù. Ma trovo che per me c’è anche il messaggio di Gesù.

La mia carriera di storico della letteratura e di critico letterario non è stata facile. E’ la stessa cosa ovunque, quindi non lo attribuisco al fatto di essere straniero. Ci sono state tuttavia tre campagne molto, molto pesanti contro di me che sono durate anni. Ho continuato il mio lavoro come se non fosse capitato nulla e questo stupisce i tunisini.

 Come interpretare la violenza islamista?

Un’annotazione preliminare per noi occidentali: il record assoluto di massacri di massa è detenuto dai cristiani. Non parlo della conquista delle americhe. Parlo semplicemente del XX secolo. La seconda guerra mondiale, i nazisti, i sovietici hanno fatto decine di milioni di morti ma nessuno ha detto: guarda i cristiani si stanno massacrando! No, dicono sono i tedeschi, i russi… Se fossero stati i musulmani a fare i massacri si sarebbe subito detto: guardate i musulmani si stanno massacrando; non si sarebbe detto che sono di tale o tal altra nazionalità.

I generali nell’America del Sud hanno massacrato centinaia di migliaia di persone. Non si è mai detto: guardate come i cristiani massacrano i cristiani. Si è detto sono argentini, cileni… Altro esempio, in Ruanda il 95% dei ruandesi sono cristiani non si è mai detto i cristiani si massacrano fra loro, ma sono lotte tribali fra Utu e Tutsi.

Questo per dirvi che mai la violenza islamista arriverà al livello dei massacri di massa perpetrati dai cristiani. Ciò per relativizzare il problema e metterlo nella sua vera proporzione.

Tutti i paesi del mondo che accedono alla modernità passano per le stesse tappe: prima il numero di uomini che sanno leggere e scrivere deve superare il 50%. Questo è l’inizio dello sviluppo economico. In seguito il numero di donne che sanno leggere e scrivere deve superare il 50% ed è l’inizio del calo della natalità. I due fattori: progresso economico e calo della natalità porta inevitabilmente una secolarizzazione ovvero una diminuzione della pratica religiosa. 

Questi tre fattori insieme provocano la modernità.

Questo accade in tutti i paesi del mondo, qualunque sia la religione. Il resto della popolazione che non accede all’alfabetizzazione, al progresso economico, al calo della natalità e alla secolarizzazione, riceve uno shock e ciò provoca la rivoluzione. Tutte le rivoluzioni dei paesi occidentali del secolo passato possono spiegarsi in questo modo.Le rivoluzioni del mondo musulmano oggi possono spiegarsi in questo modo.

L’islamismo non è un fine ma è una fase di transizione in paesi che giungono alle prime tappe della modernità. La violenza islamista attuale sono i dolori del parto del mondo musulmano moderno. Se guardo la gerarchia della chiesa cui appartengo, constato che si è opposta in tutti i modi alla modernità. Noi siamo ingiusti: abbiamo sempre due pesi e due misure. Quando giudichiamo l’occidente detto cristiano, lo giudichiamo in quanto occidente, quando giudichiamo l’oriente detto musulmano lo giudichiamo in quanto musulmano. Non è corretto e fin a quando penseremo che la religione musulmana sia responsabile delle violenze islamiste di oggi non potremo mai dialogare con i musulmani.

Ed è precisamente questo sguardo da storico, il più possibile neutrale, che mi permette di vivere con serenità e poiché sono discepolo di Gesù questa serenità umana è presa in carico da Gesù risuscitato che mi permette di essere un testimone del suo nome.

 Ci sono analisi critiche, metodologiche e storiche del Corano come è stato fatto per il Vangelo?

Il Corano è apparso 600 anni dopo il Vangelo. Le società musulmane in generale sono delle società contadine, medievali. Non sono ancora passate dalle rivoluzioni che hanno provocato la modernità. Se è vero che 200 anni fa, a partire dalla Germania, si comincia a leggere la Bibbia e il Vangelo in altro modo, è soltanto nel 1942 che Pio XII ha autorizzato questa lettura. Quindi mi sembra difficile dare lezioni ai musulmani.

In secondo luogo in tutti i paesi musulmani, senza eccezione, ci sono ricercatori e professori che leggono il Corano con gli ultimi metodi della critica letteraria occidentale. Questi ricercatori sono ancora poco numerosi ma non sono in prigione e non sono perseguitati. Questo significa che poco a poco non soltanto vi sono nuovi pensatori musulmani ma che sta sorgendo una nuova coscienza musulmana.

 E’ vero che nei paesi musulmani c’è confusione tra religione e Stato?

Il Corano non fa assolutamente la confusione, a tal punto che Maometto il Profeta ha rifiutato di fare un testamento perché non si potesse dire che la profezia era ereditaria e ogni volta che ha proposto una legge per l’Oasi di Medina l’ha sempre fatto come capo della comunità, mai come profeta. Nel Corano non c’è alcuna indicazione per un regime politico.

Mi permetto di ricordare che nei tempi passati il Papa incoronava i re e gli imperatori; e i re pensavano di avere diritto divino e perciò assoluto e questo era il motivo per cui facevano ciò che volevano.

Noi abbiamo, grazie alle rivoluzioni successive, cambiato questo modo di vedere. Perché i musulmani non dovrebbero farlo? Vi potrei menzionare almeno dieci autori musulmani attuali che hanno scritto libri che dichiarano che un regime politico musulmano non possa appoggiarsi sul Corano per giustificarsi.

E’ vero che la tradizione vuole continuare così perché questo va bene a tutti i potenti. Il dittatore tunisino è ben contento di potersi appoggiare sul Corano per confermare la sua dittatura. Ma non c’è alcuna vera giustificazione religiosa, lo fa perché gli fa comodo.

Questo per dire che ciò che succede oggi non è forzatamente ciò che deve derivare dal Corano.

Inoltre i riti attuali: il digiuno, la preghiera, l’elemosina sono pratiche che sono venute dopo il Corano. La prova è che i compagni del Profeta pregavano una o due o tre volte nella giornata facevano quattro o cinque prosternazioni ed è soltanto 20 o 30 anni dopo che la comunità, esattamente come per la Messa nel Cristianesimo, ha codificato  le cose.

Il digiuno del mese di Ramadan non è per nulla nel Corano. A tal punto che nel Corano, ogni volta che un discepolo di Maometto non vuole digiunare, il profeta gli dice: non c’è problema fai un’elemosina.

L’apostasia: oggi in Egitto o in Iran o altrove vi sono persone perseguitate perché diventano cristiane. Non è coranico. E’ una tradizione. Il problema è proprio questo: fin quando i musulmani non avranno abbastanza libertà per giudicare i loro governanti e il loro testo sacro, la situazione resterà così, ma si può sperare, anzi ne sono sicuro, che l’evoluzione ci sarà come nel cristianesimo. Non si tratta di religione ma di cultura.

Con il gruppo di straniere di origine cristiana sposate con tunisini il mio grande sforzo è di far loro capire di non essere ossessionate dalla religione, perché non è la religione che si oppone al cambiamento ma è la cultura e le tradizioni.

Le società musulmane camminano nel senso della modernità, della democrazia?

Oggi devo rispondere: non ancora. Ma tutto ciò che succede nei paesi musulmani guarda nella direzione dell’occidente. Liberalismo democratico, diritti dell’uomo, uguaglianza uomo e donna. Questi tre obiettivi sono costanti. Sono anche proclamati dai dirigenti politici per calmare quelli che vogliono un cambiamento di regime. I dittatori non lo vogliono, ma si sta andando in questa direzione ed essi non potranno nulla contro il movimento della storia. Il giorno in cui tutti gli arabi mangeranno a sazietà, il giorno che tutti sapranno leggere e scrivere, da quel momento in poi, inevitabilmente, appariranno dei regimi democratici.

La posizione della donna

Se la donna occidentale ha il suo posto, ciò è avvenuto nonostante la Chiesa e grazie alla rivoluzione moderna. Le religioni non sono mai state molto favorevoli a un’evoluzione della donna. Oggi i ricercatori che citavo prima sono d’accordo a proporre una lettura vettoriale del Corano: fra il mondo pagano e il Corano vi è una freccia in progresso. Il Corano ha canalizzato le leggi beduine dell’Arabia.  I ricercatori dicono: prolunghiamo questa freccia fino ad oggi per distinguere nel Corano ciò che è eterno (che sono quasi sempre i versetti al centro di ogni capitolo) dalle indicazioni pratiche che sono all’inizio e alla fine di ogni sura. Dal 1930 molti scrittori hanno chiesto per esempio l’abolizione della poligamia. Mi sembra, guardando l’esempio tunisino che io conosco meglio, che automaticamente, se l’insieme del paese progredisce, la legge si adegua ai cambiamenti. Oggi in Tunisia una coppia può adottare un bambino, anche se è proibito nel Corano. E vi sono moltissime altre leggi che sono ormai acquisite senza alcuna discussione, anche se sono diverse dai dettami coranici.

Oggi in Tunisia vi sono più ragazze che ragazzi che frequentano l’università e il 40% del personale della sanità pubblica è femminile, così come lo è il 30% del personale delle banche.

Un aspetto che è molto delicato è l’eredità. Il Corano dice che le donne devono ereditare la metà rispetto agli uomini. L’anno scorso dei movimenti femministi hanno chiesto ai ricercatori di lavorare sulla questione da punto di vista storico, religioso e legale. C’è stata un’inchiesta da cui è risultato che il 74% degli uomini tunisini predispongono le cose in modo che alle loro figlie sia garantita la stessa eredità che ai maschi.

Per quanto riguarda la poligamia, quando fu abolita, c’erano solo il 2% dei tunisini che aveva più di una moglie. Quando il paese cresce, il posto della donna automaticamente è rivalutato.

Io non sono d’accordo quando si dice che la Tunisia è un’eccezione: la Tunisia è nel giusto perché a partire da una lettura moderna del Corano il governo è capace di far passare delle leggi nuove, moderne.

 Ci sono dei problemi nell’educazione dei figli per le coppie miste?

In Tunisia ci sono 10.000 stranieri di origine cristiana sposati a dei tunisini musulmani. Per la legge ciò non pone assolutamente alcun problema. Per le donne è meglio chiedere la nazionalità tunisina per avere in caso di divorzio la possibilità di ottenere l’affidamento dei bambini, di lavorare, di avere maggiori diritti. Queste donne non hanno problemi a restare cristiane ed anche per praticare la loro religione. C’è un vastissimo ventaglio di stati sociali e di condizioni economiche ed è difficile trarre delle statistiche: da quando lavoro con queste spose constato che la maggioranza dei loro problemi sono di tipo culturale e non religioso. Il modo di vivere, il posto della suocera… io consiglio sempre alle coppie che si stabiliscono in Tunisia di affittare appartamenti molto piccoli in modo che non vi sia posto per la suocera. Poi propongo che il marito possa andare almeno una volta la settimana a mangiare dalla sua mamma perché il cus cus della mamma è speciale!

I problemi non sono piccoli ma semplicemente nelle coppie miste le crisi nascono temporalmente prima che nelle coppie della stessa cultura.

Per quanto riguarda i figli, la legge tunisina è automatica: il maschio sarà musulmano e la bambina può anche essere cristiana perché è meno importante. Questo fatto riguarda la società non la religione. Il mio punto di vista è che questo comunque non ha alcuna importanza. C’è un testo nel Vangelo di Matteo (Mt, 25) che è fondamentale: Dio dice beati quelli che hanno visitato i carcerati, i poveri e gli affamati anche se non lo avevano riconosciuto.

Io dico alle mie spose, specie alle polacche che desiderano molto il battesimo per i loro figli: guardate che non è questo il Vangelo, vostro figlio può benissimo diventare un musulmano ed essere un credente molto buono, un buon padre di famiglia, un buon figlio. Ma purtroppo l’educazione che abbiamo ricevuto vuol mettere il marchio. Spesso queste donne vogliono il battesimo per i loro figli per altre ragioni che non sono religiose: perché non sono felici nel loro menage, hanno difficoltà di adattamento… è una compensazione.

 Come si spiega che una donna convertita si metta il burqa?

Voi glielo avete chiesto? Come potete spiegarvi che tante donne musulmane indossino il velo?

Voi pensate che le italiane che mettono il velo rappresentano qualcosa d’insensato per la nostra civiltà.

A proposito del velo vi racconto qualcosa di autentico. Tertulliano che abitava a Cartagine fa un discorso alle donne di Cartagine sull’abbigliamento e dice loro:  perché vi abbigliate con le toghe dei romani? Per noi l’abito è quello berbero. Quindi dice: cosa volete donne, noi siamo nel 202 perché vi pettinate i capelli come i galli o i germani? E termina dicendo voi dovete portare il velo come le donne arabe. Siamo nel 202 (420 anni prima dell’era musulmana)!