Credenti fra varie fedi e culture

Provate ad immaginare cosa significa insegnare la Divina Commedia a dei ragazzi cinesi che fanno fatica a parlare la nostra lingua, e non hanno i riferimenti culturali che gli permettono di capire immediatamente cosa sono l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso” ci diceva Marco Gallizioli nella sua relazione alla Giornata dei Settori dello scorso anno. È stata la metafora della domanda sulla base della quale si è articolata la Giornata stessa, ovvero: “Che ne sarà del Cristianesimo alla fine della cristianità?” e che ci ha portato a riconoscerci minoranza, “piccolo gregge” ci siamo detti, in un mondo abitato da altre minoranze con le quali imparare a convivere quotidianamente.

Quest’anno abbiamo pensato allora di provare a metterci in cammino lasciandoci alle spalle le sicurezze del nostro ambiente naturale, della  nostra cultura, delle nostre modalità di espressione religiosa . Abbiamo aperto le porte della nostra casa e siamo andati alla ricerca di altri “piccoli greggi” diversi da noi per iniziare a costruire un dialogo che aiuti entrambi a conoscersi ed a comunicare. Ci siamo così trovati sul confine di mondi altri ed estranei fra loro ed a noi. Di mondi di cui noi conosciamo, e neanche troppo, solo l’aspetto esterno spesso distorto da stereotipi e precomprensioni.

Ed abbiamo scelto di rimanere sul confine, senza cercare di oltrepassarlo, in un esercizio di equilibrio che ci consenta di mantenere la nostra identità ed al contempo ci lasci aperti a cogliere positivamente le differenze a partire dal riconoscimento della dignità di chi è altro da noi stessi. Perché come diceva Paul Tillich “il confine è l’unico luogo veramente fecondo per la conoscenza”. Perché al di qua del confine ci si sente a casa ed al di là ci si sente nel mondo. Perché se accettiamo tutti di aprire i confini anziché chiuderli alzando muri, possiamo arricchirci vicendevolmente.

E sul nostro confine abbiamo trovato altri greggi di cui annusare l’odore: la comunità musulmana, quella ebraica e quella cinese. Abbiamo chiesto loro se avevano voglia di sedersi con noi a cavalcioni dei nostri confini per provare a capirci, a dirci come ci vediamo reciprocamente, a tentare di ragionare per trovare qualche aspetto che possiamo reciprocamente riconoscere come meritevole di essere preso in considerazione. 

Non per discutere di teologia o dissertare dottamente sui fondamenti delle rispettive religioni. Non per scavare nei rispettivi testi sacri, ma per provare a mettere nella stessa pentola da cui sempre più dovremo imparare a sfamarci insieme,  le rispettive prospettive culturali, il rispettivo essere credenti quotidiano in un mondo non solo abitato da molte fedi, ma in cui la stessa fede è quotidianamente vissuta in diverse e molteplici modalità ed espressioni.

La Giornata dei Settori di quest’anno vuole così essere una sorta di puzzle di cui si dispongono i primi pezzi senza alcuna pretesa di completare il disegno. Un’esperienza da vivere nella sua completezza, in cui i vari momenti hanno tutti la stessa importanza, pur nella loro diversità di contenuto e di stile. 
Un dialogo che si sviluppa su vari livelli. Da quello del ruolo della religione nella propria vita e nella società a quello dello scambio sulla questione della trasmissione della fede nelle nuove generazioni in occidente. Dalla possibilità di ricerca di una prospettiva di coesistenza che vada oltre la semplice tolleranza, così come l’abbiamo fino ad oggi declinata e che sembra ormai diventata una sorta di vivi e lascia vivere che non porta da nessuna parte, alle esperienze di famiglia che queste comunità di immigrati si trovano a vivere all’interno di un mondo completamente diverso da quello delle loro origini.

Questa newsletter vuole introdurre la Giornata dei Settori proponendo finestre aperte su alcune delle realtà altre che andremo  a incontrare.